lunedì 21 agosto 2017

Nuovo cross-over con Retronika

(anche voi vedete il mio blog roll cambiato rispetto al solito?)
[rettifico: adesso è tornato normale]
{però il blog di Salvatore mi compare sempre un po' in ritardo}

domenica 20 agosto 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 7: T-minus - La Conquista della Luna

A una prima occhiata non si presenta bene questo nuovo volume della collana I Grandi della Scienza a Fumetti: è decisamente smilzo, non ci sono redazionali e i disegni dei fratelli Cannon (tra cui Zander, quello che ha collaborato con Alan Moore e che viene erroneamente chiamato «Zender» nella bandella) sembrano drammaticamente caricaturali.
Per fortuna l’impressione cambia con la lettura e T-minus si rivela un fumetto coinvolgente e ben congegnato, cosa che non sempre è riuscita all’onnipresente Jim Ottaviani. Vengono passati in rassegna i vari lanci sperimentali che vennero realizzati in America e in Russia a partire dal 1957, con alcuni flashback che spiegano le origini del desiderio di raggiungere la luna, e hanno per protagonisti anche autori di fantascienza. La contrapposizione tra i due blocchi è in effetti il motore principale della storia e ciò che mantiene vivo l’interesse del lettore, anche se circa a metà volume la vicenda tende un po’ a sfilacciarsi per il tempo di qualche sequenza.
Le tavole sono organizzate con delle sidebar in cui vengono riportati i dati tecnici dei singoli lanci (o più spesso tentativi di lancio) e la trama è tutta tesa verso il successo del luglio 1969, con il costante countdown che viene ricordato nelle tavole. In ultima analisi i disegni sono molto efficaci: puliti ed espressivi. Le semplificazioni del tratto ci sono, ma virano più verso uno stile elaborato come quello di Charles Burns piuttosto che nel caricaturale tout-court.
In definitiva T-minus merita senz’altro l’acquisto, per quanto con le sue 124 pagine di fumetto in bianco e nero sia il volume meno conveniente della collana!

venerdì 18 agosto 2017

Immagino capiti anche ad altri blogger

Trovarsi 4000 contatti misteriosi solo questa mattina e vedere degli indirizzi quanto meno sospetti nell’elenco dell’“origine del traffico”, comunque non sufficienti a giustificare tutto quel movimento – con ogni probabilità fittizio.
Probabilmente è solo un sistema per attirare l’ingenuo blogger verso siti pubblicitari.
Sperando che non si tratti di virus.

mercoledì 16 agosto 2017

Max & Moritz e altre storie birichine

Finalmente ho potuto leggere anch’io Max und Moritz, portato come esempio da molti storici di primo protofumetto. In realtà di fumetto, proto- o meno, non c’è nulla e si tratta semplicemente di un racconto illustrato in cui le immagini non forniscono nessuna (nessuna) integrazione rispetto a quanto detto nel testo, a differenza di quanto accade parzialmente nelle altre due storie presentate nel volume edito nel novembre 2016 da Cierre Edizioni per conto di alpha beta Verlag.
La storia di Max e Moritz è risaputa: i due sono dei monelli che fanno scherzi anche molto pesanti (cagionando mutilazioni ed eccidi di animali) e che finiranno per la legge del contrappasso macinati nel mulino da un contadino che volevano gabbare, per poi finire divorati da oche di passaggio.
I sette capitoli in cui è divisa la loro vicenda si leggono senza difficoltà e con una certa fluidità anche nei passaggi in cui le illustrazioni sono più diradate. Il merito di questa situazione va probabilmente ascritto a Giancarlo Mariani che ha curato la traduzione.
Al di là dell’interesse storico di Max & Moritz, le altre due storie pubblicate nel volume della Cierre mi sembrano più interessanti.
Giannino il corvo piccino ha un ritmo più sostenuto e veloce, alternando un’immagine a due soli versi in rima. La storia è solo il susseguirsi dei malanni che combina (anche lui con un certo sadismo di fondo) ma la storia scorre più veloce. Nemmeno qui ci sono elementi che mi abbiano fatto pensare alla lontana ai (proto)fumetti.
Il volume si chiude in bellezza con Filippo la scimmia, ennesima storia di un birbante che finirà male, in questo caso un quadrumane rapito dall’Africa protagonista di una storia più lunga delle altre. Stavolta il protagonista, per quanto un semplice animale, è più sfaccettato e come ricordato nell’introduzione del volume non si può definire un «malvagio» tout-court, ma è una personalità esuberante che pur combinando marachelle poco meno che mortali ha anche dei momenti di vero eroismo.
I testi sono molto più piacevoli, perché non si limitano a descrivere le situazioni ma si abbandonano a una piacevole ironia: vedi ad esempio l’indigeno che compare nel primo capitolo e che cerca invano di catturare la scimmietta. «Pare che il nero, dopo l’avventura,/si sia cibato solo di verdura».
Soprattutto, qui abbiamo uno straccio di indizio che ci possa far pensare che questo sia un protofumetto: in alcune (rare) sequenze come quella a pagina 66 e 67 per capire la situazione dobbiamo in effetti guardare con attenzione le illustrazioni, perché il testo (almeno in questa versione) non riporta i retroscena della gag.
La qualità di stampa è ottima, a un livello tale da risultare sospetta visto che non solo i tratteggi di Wilhelm Busch non sono smangiucchiati e rovinati dal tempo ma addirittura gli acquerelli con cui sono colorati i disegni si leggono con grande nitidezza. Forse sono stati tratti da una edizione successiva a quella originale, ma anche se ci fosse stato un lavoro di restauro il risultato meritava lo sforzo.
Il volume è molto elegante e fa una bellissima figura pur non essendo cartonato né stampato su carta patinata. Le dimensioni sono grandi e la carta uso mano di grossa grammatura restituisce un certo sapore vintage che ben si sposa col contenuto, così come il colore tenue scelto per lo sfondo della copertina. 15 euro ben spesi, anzi 14 visto che me lo hanno scontato, per un “protofumetto” che un appassionato di fumetti “deve” avere.

lunedì 14 agosto 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 6: Un Pensiero abbagliante - Niels Bohr e la Fisica dei Quanti

Tornano in campo Ottaviani e Purvis ma la loro nuova opera mi ha convinto meno della precedente. Un Pensiero abbagliante è un lavoro frammentario e con frequenti salti temporali (oltre che parecchie note che rimandano ai mini-fumetti finali) e il taglio della sceneggiatura è spiccatamente umoristico, per quanto possa essere consentito dal contesto. La gestione dei tempi di Ottaviani è buona e la lettura è piacevole, ma vista questa scelta di stile per così dire rilassata Purvis si è sentito autorizzato, o forse in dovere, di buttarsi sul caricaturale che spesso finisce per essere approssimativo e sgraziato.
Alla fine la lettura non è stata sgradevole, ma il ritmo sincopato del fumetto conduce inevitabilmente in alcuni frangenti all’aneddotica spicciola e allo sfilacciarsi di alcuni argomenti che vengono ripresi anche a distanza di centinaia di pagine.
Come accennato, il volume presenta in appendice delle mini-storie a fumetti, talvolta di una sola tavola, che approfondiscono certi argomenti, e una di queste mi tornerà almeno utile per i Fumettisti d’Invenzione. Inoltre Un Pensiero abbagliante si pone quasi come volume gemello del precedente Trinity, visto che parla incidentalmente del progetto Manhattan da un altro punto di vista.

domenica 13 agosto 2017

Corto Maltese: Equatoria

Si è conclusa con l’episodio allegato oggi a La Repubblica l’ultima avventura di Corto Maltese. Il giudizio sull’operazione in sé è abbondantemente positivo. Stampa orribile permettendo (forse voluta, come ulteriore incentivo a comprare il volume), è stato bello seguire una storia a puntate come si faceva una volta, tanto più che la lettura si è conclusa in meno di due settimane.
Sul fumetto in sé il giudizio è anch’esso positivo ma meno entusiastico. Diaz Canales ha scritto dei bellissimi dialoghi e ha interpretato molto bene la figura di Corto Maltese (fantastica la citazione iniziale di Leopardi), ma forse ha messo troppa carne sul fuoco e in questa sarabanda di personaggi che appaiono dal nulla e affastellano la storia il lettore potrebbe sentirsi un po’ smarrito. C’è una trama portante ben definita, ma si rischia di perderla di vista nei rivoli delle situazioni satellitari. Io ad esempio temevo che Equatoria sarebbe stata solo la prima parte di una storia più lunga, ma per fortuna non è stato così. Probabilmente la lettura integrale in volume lascerà un’impressione diversa.
Ai disegni Pellejero fa un ottimo lavoro, delineando un Corto Maltese quasi pedissequo nella sua fedeltà a Pratt mentre sfondi e figure femminili sono più personali e generosamente dettagliati. O almeno così mi pare di capire tra le varie dentellature che impastano il disegno e riducono i tratteggi e il lettering a grumi di pixel.
È senz’altro valsa la pena di seguire questa operazione, che come scopro con quest’ultimo fascicolo ha fatto da viatico a una nuova ristampa dell’opera di Pratt in volumi allegati a La Repubblica che cominceranno a essere pubblicati dal 2 settembre.

giovedì 10 agosto 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 5: Trinity - La storia della prima bomba atomica

Sabato me lo sono perso perché un cliente più veloce di me me l’aveva fottuto poco prima, ma la mia edicola di fiducia è riuscita a procurarmene un’altra copia!
La collana continua la sua parabola ascendente e anche questo Trinity è veramente bello. Non sembra nemmeno un fumetto sulla scienza, tanto è coinvolgente e narrato con uno stile quasi hard-boiled.
Teoricamente il protagonista è Robert Oppenheimer, ma in realtà a molte altre figure viene dato altrettanto se non maggiore risalto, in particolare al Generale Groves.
Trinity parla della bomba atomica non solo dal punto di vista scientifico ma anche da quello delle implicazioni etiche del suo utilizzo e dell’impatto antropologico e sociale che ebbe sull’umanità. I dialoghi sono spesso secchi e taglienti, molto ben ritmati (da ciò il riferimento all’hard-boiled), e Jonathan Vetter-Form usa magistralmente lo spazio delle tavole per dare il giusto tocco drammatico.
Peccato per i disegni, dannazione. Assolutamente perfetti quando rappresentano dettagli tecnici, diventano spesso sproporzionati nelle figure umane in campo lungo. Non si può nemmeno invocare la volontà di fare un lavoro artsy, perché purtroppo il risultato è spesso ridicolo, anche se le panoramiche e i primi piani sono efficaci. Sarebbe bastato che fossero un po’ più curati (non tanto, almeno un po’) e per me il volume sarebbe stato il migliore della collana.

martedì 8 agosto 2017

Michel Vaillant Nuova Stagione 6: Ribellione

Nuovo episodio (già il sesto) della nuova saga di Michel Vaillant. L’inizio è fulminante: a seguito degli eventi avvenuti alla fine dello scorso numero Jean-Pierre è morto! Questo alzerà il livello della tensione nella famiglia Vaillant, già duramente provata dall’acquisizione ostile di Ethan Dasz e in cerca di riscatto con la messa a punto di nuove tecnologie e la ricerca di nuove vittorie in pista. A stemperare un po’ (per quanto possibile) il clima di tragedia familiare compare una simpatica pilota New Age raccomandata a Michel da Steve Warson.
Ribellione si sviluppa mostrando gli sforzi della scuderia Vaillante per arrivare con una preparazione dignitosa a Le Mans, ma all’interno di questa trama principale si inserisce un’indagine giudiziaria dovuta al fatto che nell’incidente di Jean-Pierre Vaillant sembra sia coinvolto suo fratello Michel! Questo nuovo elemento porterà Jean-Michel, figlio di Jean-Pierre, ad abbandonare il team e a rivoltarsi contro lo zio, mentre sua madre è a un passo dall’alcolismo. Il volume si conclude come al solito con un cliffhanger.
I disegni di Bourgne sono sempre molto eleganti ed espressivi nella loro sintesi. Pur essendo un profano, credo che anche Benéteau abbia fatto un ottimo lavoro per quel che riguarda i mezzi meccanici. Stavolta non ho riscontrato alcun difetto di stampa.
La saga si mantiene quindi a livelli ancora molto alti, ma trovo assurdo che abbia un’impostazione frenetica quasi da soap opera se poi il ritmo di pubblicazione è quello standard del mercato franco-belga di un volume all’anno.

domenica 6 agosto 2017

Il Giornalino Speciale Fumetti (ma per davvero)

Stavolta lo Speciale Fumetti estivo de Il Giornalino merita veramente il suo nome: oltre a una dose più consistente di Paola Crusoe, c’è un episodio de I Puffi (la norma è un unico fumetto “lungo” per numero) e soprattutto un adattamento a fumetti di Oscar Wilde firmato nientemeno che da Paul Craig Russell, di ben 15 tavole!
Facessero uno Speciale Fumetti anche in primavera, autunno e inverno, accidenti…

sabato 5 agosto 2017

Corto Maltese su La Repubblica

Da ieri il quotidiano La Repubblica sta serializzando il nuovo episodio di Corto Maltese, Equatoria, al ritmo di 7-8 tavole al giorno. L’operazione mi è molto gradita visto che rimanda alle origini nobili di questo linguaggio e la storia finora non sembra affatto male, tutt’altro. Inoltre la pubblicazione ha fornito l’occasione per presentare articoli di approfondimento che immagino proseguiranno per tutta la durata dell’inserto.
Certo, comprare La Repubblica solo per Corto Maltese non è un grande affare visto che costa 2 euro e l’episodio si snoderà su dieci numeri (quindi forse alla fine il volume della Rizzoli risulterà più conveniente), inoltre la qualità di stampa è raccapricciante visto che la carta è quella di un quotidiano e, soprattutto, che parte da una risoluzione (o come diavolo si dice) diversa e si vedono tutte le magagne dei metodi di acquisizione digitali odierni – la cosa è particolarmente evidente e disastrosa nel lettering. Ciononostante, è così bello lasciarsi trasportare dalla serialità di un appuntamento fisso quotidiano… soprattutto con questa storia che è molto suggestiva e per cui Diaz Canales ha scritto dei bellissimi dialoghi.

venerdì 4 agosto 2017

Historica 58 - La compagnia del Crepuscolo 2: L'ultimo canto di Malaterra

Oh, finalmente si ragiona. Non più fumetti di guerra ma un gioiellino targato Bourgeon a un anno esatto di distanza dal primo tomo.
Alla fine tutti i nodi vengono al pettine in questo corposo volume diviso in quattro lunghi capitoli più un epilogo. All’inizio della vicenda Mariotta incrocia il suo cammino con dei saltimbanchi e un cacciatore di lupi mannari che saranno gli elementi portanti della prima metà della storia, ma tutta la vicenda tenderà verso l’appuntamento con il destino che attende il Cavaliere al castello di Montroy, e infatti i quattro capitoli sono nettamente divisi tra i primi due che si svolgono nel villaggio di Montroy e gli altri che hanno luogo all’interno del castello.
La narrazione è spesso frammentaria ed ellittica (non viene spiegato subito quale sia stato il crimine di Mariotta alla lavanderia, e in precedenza al lettore non vengono dati molti elementi per dedurre che si è sostituita all’Aniceto per visitare il monastero), ma anche questo è il suo fascino.
La visione del Medio Evo e più in generale dell’umanità è decisamente pessimista, e Bourgeon approfitta dell’intrecciarsi di reale e fantastico (quest’ultimo praticamente solo evocato rispetto alla preminenza che aveva negli episodi precedenti) per azzardare delle metafore su alcune storture della Storia, ad esempio le persecuzioni degli ebrei. Probabilmente le due pagine dell’epilogo sono servite all’autore per smorzare un po’ la tragedia in cui sono stati coinvolti molti dei protagonisti e offrire un po’ di consolazione al lettore.
Graficamente Bourgeon si conferma il disegnatore meticolosissimo che si era rivelato con I Passeggeri del Vento: davanti ai suoi panorami dettagliatissimi, alle architetture mozzafiato e alla splendida resa degli animali, poco importa che le figure umane siano poco espressive e dinamiche o talvolta proprio deformi. Dalle minuscole annotazioni con cui Bourgeon segnala occasionalmente la data di realizzazione di una tavola si può dedurre che per completarne una gli ci vogliano almeno tre giorni, e francamente la cosa non mi stupisce.
Peccato per i fuori registro che occasionalmente rovinano la resa di alcune tavole – meglio quelli, comunque (anche se non sono proprio pochi), che la stampa dentellata dovuta alle nuove tecnologie.

mercoledì 2 agosto 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 116

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

AIRBOY (IDEM)
(Stati Uniti 2015, © James Robinson & Greg Hinkle, supereroi, umorismo)
James Robinson, Greg Hinkle

Lo sceneggiatore James Robinson viene ingaggiato dalla Image Comics per rilanciare Airboy, un vecchio personaggio (realmente esistente) ormai di dominio pubblico. Preso dall’autocommiserazione e coerentemente con l’immagine di disperato viveur che ostenta di essere, Robinson coinvolge il disegnatore che ha scelto per il progetto, Greg Hinkle, in una sarabanda di sesso e droga tramite cui entrambi finiranno nell’universo narrativo di Airboy!

CINEMA  (pag. 81)

AMERICAN ULTRA (idem)
(Stati Uniti 2015, azione, commedia)
Regia:Nima Nourizadeh; sceneggiatura:Max Landis, con Jesse Eisenberg (Mike Howell), Kristen Stewart (Phoebe Larson)

Mike, anonimo impiegato in un emporio con una certa predilezione per le droghe, è in realtà un micidiale agente dormiente della CIA facente parte del programma segreto ULTRA. Per ammazzare il tempo (oltre a rollarsi uno spinello dietro l’altro) si diletta a realizzare un fumetto: The Adventures of Apollo Ape and Chip the Brick.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

SEVEN SOLDIERS OF VICTORY (IDEM)
(Stati Uniti 2005, © DC Comics, supereroi, fantascienza, fantasy, poliziesco)
Grant Morrison (T), disegnatori vari (D)

Rimodernando un concept che risale al 1941 e variamente ripreso negli anni dalla DC Comics (sette eroi di secondo piano si uniscono contro una minaccia apocalittica; uno di loro morirà e un altro li tradirà), Grant Morrison imbastisce un originale progetto costituito da un numero 0 come introduzione e un numero 1 come epilogo, con in mezzo sette miniserie di quattro numeri ciascuna dedicate ai membri di questo “non-gruppo”, da leggere secondo la sequenza d’uscita.
Ogni miniserie rappresenta un omaggio a un particolare genere della narrativa popolare e la divertita e metanarrativa iconoclastia di Morrison si manifesta anche nel fatto che i sette protagonisti non si incontrano mai.

The Miser’s Coat in Seven Soldiers of Victory 1 (2006). Grant Morrison (T), disegnatori vari (D).
Grant Morrison introduce la storia dell’ultimo episodio dialogando direttamente col lettore in un paio di occasioni.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

LA SPEDIZIONE DEI 1000 SECONDI
(Italia 1990, in Comic Art, © Walt Disney Company, umorismo)
Disney University [autori vari]

Lavoro collettivo realizzato in occasione di Lucca 1990 (poi pubblicato su Comic Art 77 del marzo 1991) dagli allora collaboratori della Disney University, uno studio interno alla neonata Disney Italia voluto da Giovan Battista Carpi per formare le nuove leve e dare uniformità ai loro lavori: a ogni disegnatore è assegnata la realizzazione di una tavola a fumetti.
Paperone e Rockerduck, consapevoli di trovarsi in un fumetto, viaggiano nel tempo per raggiungere Lucca dove dovrebbero trovare un rimedio alle pulci mangia-carta (che oltre ai soldi divorano anche i bordi stessi delle vignette) come da istruzioni del ricattatore che le ha sguinzagliate.
Tutti i disegnatori di questo cadavre exquis sono oggi affermati professionisti.

domenica 30 luglio 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 4: Cosmicomic - Gli Uomini che scoprirono il Big Bang

Il nuovo volume della collana è il più smilzo, ma anche quello che fa un uso più efficace del linguaggio del fumetto. Cosa ancora più sorprendente se consideriamo che l’autore dei testi, l’Astrofisico Amedeo Balbi,  non è uno sceneggiatore professionista.
Cosmicomic è la storia di Arno Penzias che dal 1964 insieme a Robert Wilson cerca di capire a cosa sia dovuto un rumore di fondo inspiegabile captato dall’osservatorio radioastronomico di Bell Laboratories. Il fumetto è strutturato un po’ come un musical, in cui vengono fatti sfilare i principali autori delle teorie che contribuiranno a determinare quello che il lettore sa già o intuisce dal titolo, ovvero che quel suono misterioso altro non è che l’interferenza residua del Big Bang, il suo segnale fossile (scoperta che varrà a Penzias il Premio Nobel).
La gestione dei tempi è perfetta e il ritmo è molto coinvolgente grazie (ad esempio) al calibrato alternarsi di vignette mute e parlate. Dei personaggi, anche quelli più autorevoli come Albert Einstein, non vengono inoltre taciute le piccole meschinità.
Per quel che riguarda i disegni di Piccioni… dunque, la sintesi è senz’altro la sua cifra stilistica, ma qui non ha gli acquerelli ad abbellire le sue tavole e le sue vignette sembrano fotogrammi di quei cartoni animati minimalisti che vanno di moda oggi. A volte la sua sintesi è perfetta e con due segni in croce azzecca l’espressione giusta o rende perfettamente l’idea di un movimento o di un’emozione, ma altre volte sembra che abbia buttato su frettolosamente il lavoro (tra l’altro anche lui disegna mani con sei dita). In un fumetto di questo tipo in cui il testo deve essere preponderante non è un grave problema, e sicuramente c’è chi ha fatto peggio di lui, ma è un peccato che Piccioni non sia riuscito a mantenere uniforme la qualità per tutto il volume.
Pur con “solo” 120 pagine di fumetto, Cosmicomic è uno dei volumi migliori della collana, forse proprio il più riuscito. Tra l’altro I Grandi della Scienza a Fumetti sta offrendo una bella sorpresa dietro l’altra, spero che la qualità si mantenga ancora così elevata.

sabato 29 luglio 2017

Cosmo Serie Verde 47: Sirens

Dopo millenni ho comprato un albetto bonellide Cosmo. Anche se non si tratta di BéDé, la riduzione di formato e la qualità della carta usata hanno penalizzato non poco anche questo comic book.
Sirens è una saga di fantascienza scritta e disegnata dal rigoroso e meticoloso George Perez, uno dei pochi disegnatori statunitensi che effettivamente ammiro, e che non a caso mi sembra non godere più della stima di una volta in quest’epoca di mangafilia, ostentato pupazzettismo, e fraintese velleità artistiche, a testimonianza della sua qualità.
Perez parte da due concetti generici di base: da una parte c’è un nutrito gruppo di eroine di cui finge di tracciare una continuity pluridecennale, dall’altra c’è l’accavallarsi di mondi alternativi, epoche diverse e versioni differenti delle stesse protagoniste. Il risultato è molto confuso.
Io non sono diffidente a priori dei disegnatori che si scrivono da soli le storie, ma Perez forse avrebbe tratto beneficio dall’aiuto di qualcuno che riorganizzasse meglio tutta la carne che ha messo sul fuoco o che ne avesse tagliato i brandelli più inutili. I personaggi da gestire sono oggettivamente troppi (le Sirene del titolo sono in totale 15, anche se solo circa la metà di loro ha un ruolo rilevante) e Perez sente la necessità impellente di mettere un colpo di scena in ognuna delle sue tavole già strapiene di dettagli. Dopo un primo capitolo in cui c’è una sommaria presentazione di alcune di queste eroine perse in epoche e contesti diversi (senza però mai arrivare al dunque), la “vera” trama cerca di decollare col secondo comic book originale ma si sfalda nei rivoli di una architettura complicatissima a tratti contraddittoria e troppo manifestamente metanarrativa. Sorpresa inaspettata, una delle eroine è una fumettista nella sua identità segreta (perlomeno, in una delle realtà alternative), quindi Perez mi ha almeno dato materiale per i Fumettisti d’Invenzione.
Sirens è in estrema sintesi la storia della lotta di Highness, leader delle Sirene, contro l’arcinemico Perdition, dopo un precedente cataclisma che parrebbe essere stato causato dalle stesse Sirene (che per questo sono sotto accusa da un tribunale galattico) e in cui anche le uova di drago (in realtà alieni) hanno un ruolo fondamentale. Di più non ho saputo né voluto capire. Avesse avuto l’ironia di Alan Moore o la chiarezza espositiva di Warren Ellis o la goliardia di Grant Morrison, questa miniserie in sei albi sarebbe forse stata piacevole. Così non lo è affatto, e il complesso gioco di rimandi, sorprese e voltafaccia continui finisce per diventare noioso. Certe battute metanarrative, poi, Massimo Mattioli le faceva già 35 anni or sono.
Anche sui disegni ci sarebbe un po’ da ridire. È vero che il particolare stile di Perez, pulito ma dettagliatissimo, è penalizzato dal formato ridotto (ma curiosamente le tavole doppie si leggono meglio che sui brossurati 17x26 vista la diagonale diversa che permette di spostare le due metà più al centro delle pagine), così come i colori e l’inchiostro nero vengono assorbiti dalla carta confondendosi un po’. Ma è innegabile che ogni tanto lo stesso Perez abbia preso un abbaglio a tagliare un mento troppo vicino alla bocca, o abbia sbagliato di mettere in prospettiva un naso o ancora abbia reso un po’ tozze le anatomie di alcune donne che dovrebbero essere atletiche. Niente di drammatico, comunque, e anzi avercene altri disegnatori come lui sulla scena dei comic book statunitensi: meglio la sua vignetta meno riuscita di tutti i lavori di Ramos e Templesmith messi insieme.

giovedì 27 luglio 2017

Collana Reprint n. 173 - Kinowa 2: Il Rito di Sangue

Si conclude la prima serie originale di Kinowa e, fatta salva la distanza di quasi settant’anni che la separa da noi, è stata una lettura piacevole – anche se assolutamente non così violenta o iconoclasta come i commenti di alcuni storici del fumetto avrebbero fatto intendere.
La cosa che ho apprezzato di più è la coerenza della trama e lo stretto collegamento tra i singoli episodi, a costituire veramente un’unica vicenda e non una semplice serie a continuazione.
Si vede che Lavezzolo aveva un’idea (forse non particolareggiata, ma c’era) di come gestire un canovaccio prestabilito, con un inizio e una fine precisi, pur inserendo qualche nuovo elemento che giustificasse i titoli ad effetto dei singoli episodi. E comunque anche questi nuovi elementi introdotti nel corso della vicenda non sono estemporanei ma vanno a incidere sulla trama anche a lungo termine: il personaggio di Long Rifle è gestito in maniera splendida.
Al di là di questo, Kinowa ha un ritmo serrato e coinvolgente e, pur pagando pegno alle convenzioni del genere western con l’inevitabile strascico di assurdità o banalità, inanella delle buone trovate, soprattutto verso la fine.
La prosa di Lavezzolo è sempre libresca, con perle lessicali come le «acque cadenti» di una cascata, la «canea» degli Indiani lanciati all’inseguimento o il cielo «procelloso». Curiosamente, questa ricercatezza fa a pugni con degli errori veramente elementari di Italiano (uno su tutti: le virgole tra soggetto e verbo).
I disegni si mantengono di buona fattura, ottima se ci soffermiamo sui particolari naturalistici degli sfondi, ma mi è sorto il dubbio che questa edizione sia frutto di qualche rimontaggio visto che (ad esempio) in una vignetta il marchio EsseGesse sembra continuare oltre i bordi della vignetta e a voler trovare altri interventi redazionali come pecette et similia se ne trovano facilmente.
In ogni caso, 6 euro scarsi sono senz’altro ben spesi per questa edizione integrale della prima serie di Kinowa, che può vantare anche le belle copertine di Benevento. Di certo il lavoro di Lavezzolo e della EsseGesse merita di essere celebrato nella Storia del fumetto per l’originalità di base e la sua qualità intrinseca, e non per le derive violente attribuitegli da alcuni testi (ma nemmeno per l’accenno di revisionismo citato nell’introduzione del numero 2, che io francamente non ho minimamente riscontrato).

mercoledì 26 luglio 2017

Immaginario Sexy - Speciale Zora la Vampira

Secondo numero speciale fuori serie e quinto complessivo del monumentale lavoro svolto da Luca Mencaroni, questo volume si occupa della creatura di Birago Balzano con particolare attenzione agli aspetti iconografici del personaggio. Rispetto al precedente volume speciale dedicato a Isabella la foliazione è doppia, ma il volume è occupato quasi esclusivamente da immagini.
Oltre alla riproposta della scheda del personaggio, gli unici redazionali sono una sezione (assai breve) relativa alla ripresa del personaggio per conto delle Edizioni Lennoxx e la storia della pubblicazione francese tramite Elvifrance: Zora in Francia ebbe un successo perfino superiore rispetto a quello avuto in patria, dove comunque durò la bellezza di 288 numeri, e venne addirittura continuata con 12 episodi realizzati appositamente.
Oltre alle splendide copertine di Alessandro Biffignandi, il volume propone principalmente la catalogazione delle immagini che servirono come spunto per le sue. Da pagina 58 a pagina 97 c’è quindi una carrellata di fotogrammi, locandine cinematografiche, vignette di fotoromanzi erotici e altre illustrazioni o copertine che Biffignandi & co. usarono come base di partenza per produrre i loro lavori nei tempi frenetici dell’editoria da edicola per adulti. Nonostante riferimenti a immagini celeberrime (le copertine di Vampirella o Christopher Lee che interpreta Dracula) il redattore ha veramente un occhio di lince e una memoria invidiabile per essere riuscito a cogliere tutti questi “prestiti”. Onore al merito, vengono presentati anche alcuni scatti in cui Biffignandi in persona o delle modelle posarono appositamente per fornire la base per le copertine.
Forse 25 euro non sono pochi per quella che alla fine diventa solo una carrellata di pinailleurs, ma d’altra parte tutta la collana pone l’accento principalmente sull’aspetto iconografico e rispetto al volume analogo dedicato a Isabella, che ha metà delle pagine, il prezzo è in proporzione vantaggioso.

lunedì 24 luglio 2017

i Grandi della Scienza a Fumetti 3: Logicomix - Bertrand Russell e la Ricerca della Verità

Continua in crescendo l’offerta della collana I Grandi della Scienza a Fumetti. Logicomix è la biografia del Matematico e Logico Bertrand Russell dall’affidamento ai nonni in giovanissima età fino al 1939. Lo stile è frizzante e coinvolgente e il fatto che abbiano maggior rilievo le figure umane che interagiscono con Russell piuttosto che le loro teorie rende la lettura appassionante e accessibile anche a un profano.
Lo sceneggiatore Apostolos Doxiadis, con la consulenza di Christos Papadimitriou, ha impostato la narrazione come una lunga conferenza di Russell tenuta il 4 settembre del 1939 in un’università americana, in cui ad accoglierlo ci sono dei manifestanti che protestano contro la possibilità che l’America prenda parte al conflitto europeo. Russell, noto pacifista, invita gli agitatori a seguire la sua conferenza in cui racconterà la propria storia e alla fine farà riflettere i contestatori sulla necessità di intervenire contro il nazismo.
Doxiadis, Papadimitriou e il resto dello staff che ha realizzato Logicomix appaiono anch’essi come personaggi commentando alcuni passaggi e spiegando perché hanno scelto un approccio piuttosto che un altro. Oltre a garantire loro la segnalazione tra i Fumettisti d’Invenzione, questo espediente permette agli autori di mettersi al riparo da eventuali obiezioni degli esperti, perché sono loro in prima persona a spiegare quali aspetti hanno modificato od omesso (e perché) della storia di Russell.
I disegni di Alecos Papadatos e Annie Di Donna sono esteticamente meno accattivanti di quelli di The Imitation Game, ma molto più funzionali alla narrazione. Forse il capitolo finale con la rappresentazione dell’Orestea è un po’ ridondante e il fumetto poteva perfettamente concludersi con il sesto capitolo.
In appendice è presente un ricco glossario, e anche l’introduzione a opera di Giulio Giorello avrebbe figurato meglio come postfazione, visto che anticipa con eccessivo dettaglio alcuni dei nodi centrali della trama e del pensiero di Russell.

sabato 22 luglio 2017

Chi l'ha visto?

Ho verificato e ricordavo correttamente: il numero 4 di Volt sarebbe dovuto uscire la settimana scorsa (comunque un po' più tardi degli altri numeri che sono usciti tutti intorno il 10 del realtivo mese).
Ma a tutt'oggi, ed è passata un'intera settimana, ancora nulla. Era stato scritto chiaramente negli editoriali che le prime sei uscite costituiscono una miniserie: in sostanza, sarebbero servite a testare il gradimento del pubblico e capire se era il caso di proseguire. Mi auguro che le copie dell'ultimo Volt siano semplicemente andate esaurite in tutti i posti dove l'ho cercato, e spero vivamente che la verifica sul campo non si sia già conclusa anzitempo...

mercoledì 19 luglio 2017

Fumettisti d'invenzione! - 115 (speciale Assistant Editor's Month)

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.
Nel novembre 1983 la Marvel indisse un “Assistant Editor’s Month”, un evento in cui si fingeva che il personale della casa editrice fosse impegnato al Comic-Con di San Diego e che per questo a fare le veci dei supervisori ufficiali ci fossero gli assistenti. Anche la storia dei Fantastici Quattro che ho citato qui rientrava in questo evento.
A seconda della testata, tutte uscite con “cover date” gennaio 1984, il carattere ridanciano della proposta fu più o meno marcato, o del tutto assente: ad esempio su Alpha Flight uno scontro in mezzo alla neve venne reso con delle vignette interamente bianche, in The Avengers l’azione si svolgeva durante una puntata del celebre Dave Letterman’s Show, mentre la collana di ristampe Marvel Tales trasformava alcuni personaggi classici dello Spider-Man di Ditko in punk (forse come critica all’abitudine di apportare modifiche alle versioni originali con ogni successiva ristampa).
Non mancarono ovviamente episodi degni di figurare in questa rubrica (elencati a seconda della categoria), tanto più che è probabile la presenza degli stessi assistenti editor come coautori delle storie che li riguardano:

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

THE DEFENDERS (I DIFENSORI)
(Stati Uniti 1971, in Marvel Feature, © Marvel, supereroi)
Roy Thomas (T), Ross Andru [Rossolav Andruskevitch] (D)

Ennesimo gruppo di supereroi di casa Marvel, anche questo dalla formazione variabile. Col numero 125 la testata venne ribattezzata The New Defenders

Dreams of Glory in The New Defenders 127 (1984). Ann Nocenti e Marie Severin (T), Marie Jevins (D).
L’editor Ann Nocenti, che avrebbe successivamente avuto una carriera come sceneggiatrice, immagina di trasformarsi nel “Super Editor” ma i problemi di natura più concreta della casa editrice la riportano alla realtà.

THE FURTHER ADVENTURES OF INDIANA JONES
(Stati Uniti 1983, © Steven Spielberg, avventura)
John Byrne

Serie di one shot realizzati da autori sempre diversi dedicati al personaggio di Steven Spielberg.

Raiders of the Late Book in The Further Adventures of Indiana Jones 13 (1984). Eliot Brown (T), Mike Carlin (D).
Back-up story in cui Massachusetts Brown, alter ego dello scrittore/supervisore Eliot Brown, deve consegnare per tempo il fumetto che gestisce a Virginia, l’addetta alle consegne. La strada per arrivarci è però carica di insidie che sono parodie di quelle affrontate da Indiana Jones.

MICRONAUTS
(Stati Uniti 1979, © Abrams/Gentile Entertainment /Marvel, fantascienza)
Bill [William Timothy] Mantlo (T), Michael Golden (D)

Storie a fumetti basate sulla linea di giocattoli omonima, che a quanto pare piaceva molto a Bill Mantlo. In un mondo in miniatura avvengono le consuete lotte fantascientifiche tra Bene e Male.

Senza titolo in Micronauts 56 (1984). Bill [William Timothy] Mantlo (T), fotografie di L. L. Abwolley
Fotoromanzo in cui l’assistente editor Bob Harras cerca di carpire i segreti del Microverso, che gli sono preclusi a differenza degli autori del fumetto e dell’editor titolare Ralph Macchio. Farà una brutta fine.

Senza titolo in Micronauts 56 (1984). Butch [Jackson] Guice.
Il disegnatore Butch Guice illustra i suoi magniloquenti e deliranti propositi di carriera finendo per cedere a più miti consigli.

THE SAGA OF CRYSTAR
(Stati Uniti 1983, © Marvel, fantasy)
Mary Jo Duffy (T), Bret Blevins, Vince [Vincent Joseph] Colletta (D)

Serie dedicata a una linea di giocattoli che non venne realizzata su licenza ma che fu ideata direttamente dalla Marvel per sfruttarla in più contesti. Non ebbe comunque molto successo.

The Story They said couldn’t be done! in The Saga of Crystar 5 (1984). Mary Jo Duffy (T), Ricardo Villamonte e Dave Simons (D).
La storia viene introdotta dal protagonista che discute con il team creativo del suo fumetto.

THE THING
(Stati Uniti 1983, © Marvel, supereroi)
John Byrne (T), Ron Wilson, Joe Sinnott (D)

Titolo “a solo” dedicato alla Cosa dei Fantastici Quattro.

What Th’?! in The Thing 7 (1984). John Byrne.
La Cosa entra furioso negli uffici della Marvel per protestare con gli autori e l’editor della storia ridicola che compare nelle prime pagine dell’albo, che gli autori hanno oltretutto colpevolmente esagerato. Per il terzetto (Byrne, il disegnatore Ron Wilson e l’editor Ann Nocenti) finirà assai male. Compare anche Roger Stern che ha trovato l’ispirazione di cui era alla ricerca in Marvel Fanfare.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

MARVEL FANFARE
(Stati Uniti 1982, © Marvel, supereroi)
Autori vari

Testata antologica bimestrale che presentava in un formato più ricco dello standard dei comic book personaggi e autori diversi, sempre sotto la supervisione di Al Milgrom.

Marvel Annfare in Marvel Fanfare 12. Ann Nocenti e Roger Stern (T), Al [Allen] Milgrom (D).
Lo sceneggiatore Stern è in crisi e Ann Nocenti trova le maniere più assurde per accendergli la scintilla dell’ispirazione.
In questo numero di Marvel Fanfare la Nocenti si era anche impossessata dell’editoriale a fumetti solitamente redatto da Al Milgrom, che da Editori-Al diventa per l’occasione Editori-Gal essendo gestito da una donna.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

CAPTAIN AMERICA (CAPITAN AMERICA)
(Stati Uniti 1941, in Captain America Comics, © Marvel, supereroi)
Joe [Joseph Henry] Simon (T), Jack Kirby [Jacon Kurtzberg] (D)

Unico uomo ad aver beneficiate del siero del super-soldato, il magrolino Steve Rogers è diventato il fortissimo Capitan America.

Bernie America: Sentinel of Liberty in Captain America 289 (1984). J. M. [John Marc] DeMatteis (T), Mike Zeck (D).
What if in cui la fidanzata dell’epoca di Capitan America/Steve Rogers, Bernie Rosenthal, si immagina come sarebbe nel ruolo di supereroina. La storia viene presentata da Michael Carlin nelle vesti dell’Osservatore.

THE INCREDIBLE HULK (L’INCREDIBILE HULK)
(Stati Uniti 1962, © Marvel, supereroi)
Stan Lee [Stanley Martin Lieber] (T), Jack Kirby [Jacon Kurtzberg] (D)

Il fisico Bruce Banner viene colpito incidentalmente da raggi gamma che gli permettono di trasformarsi nel mostruoso Hulk quando si arrabbia.

Old Soldiers never die in The Incredible Hulk 291 (1984). Bill [William Timothy] Mantlo (T), Sal [Silvio] Buscema e Gerry Talaoc (D).
L’editor Ann Nocenti riceve la visita nientemeno che di Bruce Banner, alter ego del personaggio di cui cura la testata, che ha bisogno di essere rincuorato.

THE NEW MUTANTS (I NUOVI MUTANTI)
(Stati Uniti 1982, in Marvel Graphic Novel, © Marvel, supereroi)
Chris [Christopher] Claremont (T), Bob McLeod (D)

Constatato il grande successo degli X-Men di Claremont e Byrne, la Marvel decise di sondare il terreno con altre testate dedicate ai mutanti, iniziando con una dedicata a un nuovo gruppo di adolescenti.

The Brown of Reknown in The New Mutants 11 (1984). Eliot Brown (T), Rick Parker (D).
Il fin troppo serioso Eliot Brown presenta un demenziale concorso per i lettori.

THE MIGHTY THOR (IL MITICO THOR)
(Stati Uniti 1962, in Journey into Mystery, © Marvel, supereroi)
Stan Lee [Stanley Martin Lieber], Larry Lieber (T), Jack Kirby [Jacon Kurtzberg] (D)

Il dio Thor dei miti norreni si incarna sulla nostra terra quando il medico zoppo Donald Blake sbatte a terra il suo bastone che è in realtà il leggendario martello Mjolnir camuffato.

Carlin’s and Simonson’s Page o’Thor Stuff in The Mighty Thor 339 (1984). Mike Carlin (T), Walt [Walter] Simonson (D).
Paginetta in appendice in cui i due autori si lanciano in un umorismo da vaudeville.

THE UNCANNY X-MEN (GLI INCREDIBILI X-MEN)
(Stati Uniti 1963, © Marvel, supereroi)
Stan Lee [Stanley Martin Lieber] (T), Jack Kirby [Jacob Kurtzberg] e Paul J. Reinman (D)

Il professor Charles Xavier alleva dei “giovani dotati” con superpoteri: i mutanti figli dell’era dall’atomo. Da una serie inizialmente di scarsa rilevanza commerciale è nato il brand Marvel di maggior successo.

Senza titolo in The Uncanny X-Men 177 (1984). Eliot Brown.
Eliot Brown gironzola nella magione degli X-Men per raccogliere i dati tecnici del loro mezzo di trasporto volante, il blackbird.

Scavenger Hunt in The Uncanny X-Men Annual 7 (1984). Chris [Christopher] Claremont (T), disegnatori vari (D).
Al termine della storia compare l’editor Eliot Brown che spiega le modifiche tecniche che avrebbe voluto apportare all’albo.

STAR WARS (GUERRE STELLARI)
(Stati Uniti 1977, © George Lucas, fantascienza)
Roy Thomas (T), Howard Chaykin (D)

Adattamento a fumetti della celebre saga di fantascienza. Nei primi sei numeri della longeva collana viene adattato il primo film per poi procedere con storie originali. L’Impero colpisce ancora sarà adattato nei numeri dal 39 al 44 mentre Il Ritorno dello Jedi godrà di una pubblicazione a parte esterna alla collana.

Senza titolo in Star Wars 79 (1984). Eliot Brown.
L’assistente supervisore Brown mostra un metodo per farsi un costume da Darth Vader artigianalmente.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

DAZZLER
(Stati Uniti 1980, in The Uncanny X-Men, © Marvel, supereroi)
Chris [Christopher] Claremont (T), John Byrne e Terry Austin (D)

Dazzler è una mutante discotecara con il potere di convertire i suoni in raggi di luce di varia intensità. L’idea di base del personaggio nacque quando una compagnia discografica commissionò alla Marvel un fumetto su un cantante supereroe a cui avrebbero dovuto fare seguito dischi e film prodotti da altre compagnie. Il progetto non andò in porto ma il personaggio venne riciclato e divenne parte integrante del Marvel Universe gravitando principalmente sulle testate mutanti fino a ottenere una sua testata nel 1981.

The Debt! in Dazzler 30 (1984). Ken McDonald (T), Frank Springer e Vince [Vincent Joseph] Colletta (D).
Dazzler si ritrova proprio alla convention di San Diego, dove incappa nell’editor Ralph Macchio e gli salva la vita. Nel frattempo negli uffici della Marvel altri editor ed autori ascoltano i proclami egocentrici (e metafumettistici) di Bob Harras.

PETER PARKER, THE SPECTACULAR SPIDER-MAN
(Stati Uniti 1968, © Marvel, supereroi)
Stan Lee [Stanley Martin Lieber] (T), John Romita, Jim (James Noel) Mooney (D)

Nato originariamente nel 1968 come The Spectacular Spider-Man, la testata fu un tentativo di penetrare il mercato delle riviste a fumetti di maggior formato e dai contenuti più adulti. Constatato l’insuccesso dell’operazione e riciclato il materiale sulla testata The Amazing Spider-Man, il titolo venne ripescato nel 1976 come Peter Parker, the Spectacular Spider-Man.

Bugs! in The Spectacular Spider-Man 86. Bill [William Timothy] Mantlo (T), Al [Allen] Milgrom, Fred Hembeck, Joe Albelo, Jim [James Noel] Mooney (D).
Una trama solo vagamente umoristica viene affidata al disegnatore Fred Hembeck, dallo stile grottesco. Il disegnatore Al Milgrom farà una comparsata lamentandosi della piega che ha preso questa testata di Spieder-Man e mostrando esempi di quello che avrebbe saputo fare lui.

domenica 16 luglio 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 2: The Imitation Game - L'Enigma di Alan Turing

Decisamente più riuscita della prima uscita questa nuova proposta della collana dedicata ai Grandi della Scienza: non sembra nemmeno che The Imitation Game sia stato scritto dallo stesso sceneggiatore di Feynman.
Jim Ottaviani stavolta ha optato per uno stile più libero e creativo, che si è rivelato molto più funzionale a evocare la figura del protagonista senza appesantire la lettura. Il volume è diviso in tre blocchi ben delineati e come espediente narrativo vengono fatti parlare dei testimoni della vita del matematico inglese Alan Turing (la madre, la moglie, ecc.), le cui testimonianze sono comunque inframmezzate dai commenti dello stesso Turing.
Nella prima parte viene raccontata la formazione e la prima maturità di Turing, nella seconda il suo coinvolgimento nel progetto di decrittazione del codice Enigma e nella terza il difficile reinserimento nella vita accademica e le circostanze che lo porteranno al trattamento sanitario obbligatorio per “curarlo” dall’omosessualità e quindi alla morte.
Il ritmo è incalzante e per fortuna i personaggi non si limitano a riassumere le loro vicende ma le “recitano”, usufruendo oltretutto di un sapiente uso dello specifico fumettistico: ad esempio con l’alternanza nelle singole tavole dei pieni e dei vuoti oppure del bianco e nero e dei colori. Rispetto al film omonimo, dove Turing era raffigurato come una specie di alienato vittima di abusi, qui il protagonista è molto più spigliato e vive senza apparenti drammi la sua omosessualità: nella prima parte sembra addirittura aver collezionato un discreto stuolo di conquiste. A tal proposito, è molto elegante il lavoro non invasivo per far intuire questo sottotesto velatamente erotico che Ottaviani ha imbastito in alcune scene. Emerge anche con maggiore risalto la rivalità con Dilly, che nel film non è presente (o io non avevo colto), e c’è anche una comparsata di Ian Fleming, storicamente documentata.
Anche i disegni di Leland Purvis sono migliori di quelli del suo omonimo Myrick: le sue potenti e decise pennellate portano senza dubbio a derive caricaturali (quando sono inquadrati in figura intera i personaggi sembrano spesso degli hobbit) e nemmeno lui si perde in troppi dettagli pur essendo le sue vignette più ricche (ma in fondo non si tratta di un fumetto franco-belga e comunque sono quasi 220 tavole), però è molto più espressivo del collega e il risultato finale rimanda un po’ a certe illustrazioni satiriche inglesi che ben si adattano all’atmosfera del fumetto.
Simpatica l’organizzazione delle note in appendice: peccato però che facciano riferimento a un’altra edizione e quindi vadano spostate di 6 pagine in avanti per capire a quali tavole facciano riferimento.
Il prossimo volume della collana sarà Logicomix, non so proprio cosa aspettarmi.

sabato 15 luglio 2017

I Mondi di Throgal 7 - La Giovinezza di Thorgal 2: Runa

Proprio bello questo secondo volume dello spin-off dedicato alla jeunesse di Thorgal, tanto da farmi parzialmente ricredere sull’impressione che avevo avuto del progetto nel suo insieme.
Gandalf il Pazzo ha organizzato un incontro con i figli degli altri capi per trovar marito alla figlia Aaricia, architettando però il tutto in modo che a vincere sia il pretendente che vuole lui: i rampolli non dovranno infatti sfidarsi in prove fisiche ma a una partita a scacchi, che Gandalf farà vincere astutamente al designato.
Al villaggio arriva però anche una Skjaldmo, una donna-guerriero che potenzialmente può diventare valchiria, che rompe le uova nel paniere a quel paraculo di Gandalf giungendo addirittura a far rapire la giovane Aaricia dai suoi alleati berserker. Thorgal e l’altra bella gioventù convenuta alla festa per contendersi la mano di Aaricia partiranno quindi alla volta della tana dei guerrieri-belva rinnovando un canovaccio che rimanda alle storie più classiche di Van Hamme.
Yann ha scritto una storia originale e coinvolgente, con moltissimi riferimenti ai miti norreni e alle leggi e usanze dei vichinghi (se se li fosse inventate di sana pianta il risultato è comunque ottimo). La sua ironia si riverbera anche in una citazione un po’ forzata di Lanfeust, ma per il resto non ho proprio nulla da eccepire, anzi.
Quella macchina sforna-tavole di Surzhenko è riuscito a mantenere molto alto il livello dei suoi disegni, almeno nel primo dei due volumi qui raccolti (l’eponimo Runa). Spesso ha tralasciato gli sfondi che ha poi realizzato direttamente a colori in un secondo momento, ma così ha potuto concentrarsi di più sulle espressioni e le pose dei personaggi, e più in generale sugli altri dettagli. Purtroppo nel secondo episodio, Berserkers, gli ho riscontrato gli stessi difetti dovuti ai frenetici tempi di consegna delle sue ultime produzioni.
Una curiosità: a Palmanova Carlo Ambrosini mi ha detto che era in ballo anche lui per realizzare Kriss di Valnor ma poi non se ne fece nulla a causa della differenza di stile con Rosinski.

giovedì 13 luglio 2017

Historica Biografie 3: Caterina de' Medici

Ecco, è così che andrebbero fatti i fumetti storico-biografici: le vicende non dovrebbero essere riassunte nelle didascalie (fosse anche in prima persona) ma inscenate “dal vivo” dai protagonisti.
Mathieu Gabella dona così a questo fumetto vitalità, freschezza, ritmo e anche qualche occasionale parentesi ironica. Assistere alle tragedie di cui sono protagonisti i personaggi è senz’altro più coinvolgente che sentirsele semplicemente raccontare.
Caterina de’ Medici si concentra nelle sue canoniche 46 tavole sulle guerre civili in seno alla Francia che la vedova di Enrico II cercò in tutte le maniere di scongiurare arrivando paradossalmente a diventare una figura negativa consapevole di passare alla Storia come la causa del massacro della notte di San Bartolomeo. L’immagine che ne dà Gabella è sostanzialmente positiva, tracciando la figura di una donna che sin da bambina dovette affrontare avversità e rovesci di fortuna (magistralmente riassunti in 4 vignette a “camera fissa” a pagina 6) e che oltre a una grande determinazione possedeva eccezionali doti diplomatiche e un disperato desiderio di pace per il suo popolo. Questa immagine non trova del tutto riscontro nell’appendice storiografica curata da Renaud Villard, ma in fondo è giusto che uno sceneggiatore si sbilanci a dare la propria interpretazione pur di appassionare i lettori tracciando un profilo complesso dei suoi personaggi. Infatti nell’appendice sul “making of” viene scritto a chiare lettere che «la Storia è innanzitutto un racconto e, come tutti i racconti, comporta omissioni, sintesi, aneddoti». Una filosofia da sottoscrivere in pieno, e che dovrebbe essere imposta a molti altri scrittori di fumetti storici.
Sul piano dei disegni Paolo Martinello fa purtroppo un lavoro ben al di sotto dello standard che aveva mostrato col fantasy 3 Leggende, anche quello scritto da Gabella. Gli edifici e le strade della Francia sono ricostruiti in maniera ineccepibile e persino espressiva (non sono dei semplici fondali inanimati) ma i personaggi sono troppo spesso caricaturali, a volte addirittura un po’ deformi – la stessa protagonista cambia fisionomia di tanto in tanto. I tratteggi sono spesso pesanti e male amalgamati ai colori che a loro volta non sono poi eccezionali, almeno non al livello di quelli di 3 Leggende. Visti gli eccellenti exploit precedenti del disegnatore penso che la causa sia da attribuire alle scadenze molto strette che ha dovuto rispettare oppure all’intervento eccessivo di un non ancora maturo Andrea Meloni che figura come suo assistente.