domenica 10 dicembre 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 124

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

BAKUMAN (IDEM)
(Giappone 2008, in Shonen Jump, © Shueisha, commedia)
Tsugumi Ohba (T), Takeshi Obata (D)

Dagli stessi autori del manga di grande successo Death Note (che ogni tanto viene citato anche qui): una lunga serie che prende le mosse quando Akito Takagi, aspirante scrittore di fumetti, convince il compagno di classe Mashiro Moritaka, abile nel disegno, a tentare la carriera di mangaka.
Moritaka è inizialmente titubante a causa dell’esperienza funesta avuta dallo zio, ma si lascia coinvolgere quando la ragazza di cui è innamorato gli dice che se riusciranno a coronare i loro sogni (lei vuole diventare doppiatrice) si sposeranno.
Per quanto la serie tratti inevitabilmente gli aspetti produttivi del mercato giapponese, Bakuman si concentra principalmente sugli aspetti romantici e umoristici della vita dei protagonisti.
Pseudofumetti: il defunto zio di Moritaka pubblicò il manga La Leggenda del Supereroe, che ebbe anche una versione animata ma non bastò a toglierlo dal cono d’ombra dei “giocatori d’azzardo”, quegli autori che nonostante il duro lavoro non riescono a vivere delle loro opere.
I due protagonisti realizzano fumetti umoristici a gag.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

BOKUMAN
(Giappone 2011, in Action, © ?, commedia)
Shuho Sato [con la collaborazione di Tokihiko Ishiki]

Manga in qualche modo speculare al precedente, di cui parodizza il titolo. Pare che l’autore Sato sia rimasto infastidito da come veniva raffigurata la classe impiegatizia in Bakuman, o forse ha voluto offrire uno sguardo più realistico e molto meno idealizzato della professione di quanto fatto da Ohba e Obata.
Il protagonista è un mangaka in cui sembra che Sato abbia riversato molte delle sue esperienze negative nel settore. Forse a seguito di pressioni da parte dell’editore, Sato ha abbandonato Bokuman al terzo episodio e l’eventualità che la serie proseguisse con suo collaboratore Ishiki è sfumata lasciando il manga incompiuto.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

TIRAMOLLA
(Italia 1952, in Cucciolo, © Alpe, umorismo)
Roberto Renzi (T), Giorgio Rebuffi (D)

Tiramolla è un essere mutaforma che può allungare a piacimento il proprio corpo e assumere varie forme. Nasce come semplice personaggio di contorno in una storia di Cucciolo e Beppe ma riscuote talmente tanto successo che meno di un anno dopo l’editore gli dedica una testata autonoma.
Il personaggio ha avuto una vita molto lunga e nei primi anni ’90 fu protagonista di un tentativo di rilancio che però naufragò presto.

Tiramolla invisibile in Tiramolla 7/XXIII (luglio 1975). Umberto Manfrin [?]
L’arcinemico di Tiramolla, Mister Magic, lo “cancella” dalle sue tavole e quindi il protagonista deve rivolgersi a Manberto, “disegnatore poco esperto”, ovvia (auto)caricatura di Manfrin, per farsi inchiostrare e tornare in scena.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

ADDIO AGLI AMICI
(Italia 1981, in Frigidaire, © Filippo Scozzari, fantascienza)
Filippo Scozzari
I personaggi che Scozzari aveva realizzato fino all’epoca (La Dalia Azzurra era ancora in corso di pubblicazione su Frigidaire), e che sono dichiarati ufficialmente morti, sono diretti con un’astronave verso il mitico pianeta Ferencvaros mentre dialogano con il loro autore che combina loro qualche scherzo fino alla beffa finale.

giovedì 7 dicembre 2017

Historica 62 - I Medici 1: Dall'oro alla croce

Il nuovo numero di Historica costituisce una lettura piuttosto impegnativa, ma vale abbondantemente le quattro ore (almeno) che richiede assimilare i dialoghi e ammirare le tavole dettagliatissime.
Olivier Peru inizia la sua ricognizione della vicenda dei Medici da Cosimo, che in Dal fango al marmo strappa a Rinaldo Albizzi il potere a Firenze, sancendo il passaggio del dominio della città dai nobili alla emergente borghesia rampante. Formalmente una repubblica, Firenze era infatti retta dalla famiglia più potente che spartiva tra i propri adepti le cariche pubbliche (che solo formalmente erano pubbliche). Il primo capitolo si dipana per vari decenni e alla fine si conclude con un’ipotesi originale ma coerente sulla vera fine di Cosimo de’ Medici.
Nel secondo capitolo, Di padre in figlio, il protagonista è il nipote di nonno Cosimo, il Lorenzo che passerà alla Storia come il Magnifico. Peru fa propria un’interpretazione cinica per giustificare la sua munificenza e il suo interesse per le Arti, che lo porteranno a diventare mecenate di vari pittori e scultori che qui appaiono come guest star.
A differenza di Dal fango al marmo questo secondo episodio si concentra su pochi eventi principali, ovvero la Congiura dei Pazzi e la lotta di Lorenzo de’ Medici contro papa Sisto IV.
L’ultimo capitolo, quello che dà il titolo a tutto il volume, sarebbe dedicato a Giulio de’ Medici, nipote (figlio del fratello) di Lorenzo, ma è in realtà un episodio corale in cui a primeggiare tra i Medici è più che altro suo cugino Giovanni, che comunque a sua volta scompare davanti alle figure di Machiavelli, Soderini e della famiglia Borgia (Cesare e Rodrigo in primis).
Come nel caso del capitolo precedente, anche in questo c’è un unico tema portante, in questo caso la lotta contro il predicatore Savonarola, ma vista la vastità di avvenimenti che coinvolsero i Medici in quel periodo (tra cui le Guerre d’Italia che Dago sta vivendo proprio in questo periodo su Nuova Ristampa Dago) la narrazione si incanala nei rivoli di varie sottotrame, con una netta accelerazione nelle ultime venticinque pagine. Dall’oro alla croce è anche il volume più lungo dei tre, contando ben 72 tavole.
Peru ha uno stile di scrittura piuttosto didascalico e anche i dialoghi tradiscono gli intenti più divulgativi che drammatici dello sceneggiatore. La storia viene oltretutto narrata direttamente dalla città di Firenze, il che le dà un tocco scolastico un po’ naif. D’altra parte, se alcuni personaggi parlano a volte come se fossero consapevoli di dover spiegare le loro motivazioni al lettore, non mancano dei momenti molto ispirati in cui il ritmo della sceneggiatura o alcune trovate liriche la rendono molto drammatica. Peru ha avuto l’accortezza di inserire questi virtuosismi soprattutto alla fine dei singoli episodi, in modo da farsi perdonare certi cascami didattici un po’ artefatti, come l’ossessione di Cosimo nel ribadire che i vecchi metodi per ottenere il potere sono desueti di fronte alle public relations (anche il lettore più distratto finisce per capirlo, e comunque la cosa dovrebbe emergere dalle azioni di Cosimo, senza che questi senta l’urgenza di sottolinearlo).
Una curiosità: questo volume di Historica presenta un bel po’ di refusi, o meglio di vocaboli fuori posto che non sono stati individuati come tali dal correttore automatico visto che sono parole di senso compiuto in italiano (“stavano” al posto di “stavamo”, “sodi”/“soldi”, “preso”/“presto”, ecc.). Sicuramente è un errore anche il riferimento al 1414 in una didascalia di pagina 31, visto che la sequenza precedente è ambientata nel 1420 e questa non è un flashback.
I disegni sono di matrice realistica e, pur se il team artistico cambia a ogni capitolo, la qualità si è mantenuta costante e molto alta pur tra le differenze stilistiche che caratterizzano ogni episodio. Difficile fare una classifica tra le varie “mani”, che hanno dato tutte una prova più che egregia.
Giovanni Lorusso sfoggia uno di quei tratti che vanno piuttosto di moda in Francia, un “realismo espressivo” caratterizzato da un’inchiostrazione molto marcata e da inquadrature ardite e dinamiche. Rispetto a tanti altri colleghi che aderiscono a questa corrente, però, io ho trovato Lorusso molto più rigoroso ed espressivo e quindi più piacevole.
Eduard Torrents si fa perdonare facilmente certi dettagli non proprio curatissimi grazie alla raffinatezza del suo tratto, molto sottile ed elegante. La splendida recitazione dei suoi personaggi (ma questa è una dote comune anche agli altri disegnatori de I Medici) mi fa pensare che abbia fatto posare degli amici per ottenere proprio gli sguardi e le espressioni giusti.
Infine, la coppia Leoni e Negrin (che già avevo apprezzato su Il Morto) si affida a uno stile più classico: pulito, gradevole e immediatamente leggibile – non ci sono forzature prospettiche o tagli sbilenchi delle vignette, ad esempio.
È probabile che alla base della elevata qualità grafica della serie ci sia stato in origine anche un accorto lavoro redazionale che ha permesso che i vari personaggi comuni del secondo e terzo episodio avessero lo stesso volto, e che ha consentito ai volumi di uscire a brevissima distanza – sono usciti tutti nel 2017, se ho ben interpretato le gerenze. I colori sono stati affidati a Élodie Jacquemoire per il primo e il terzo capitolo, mentre il secondo è stato colorato da Digikore Studios. La colorazione, di qualità molto buona, crea uniformità tra i singoli episodi anche se il secondo risulta spesso più livido.
In definitiva, mi sembra che questo sessantaduesimo volume di Historica sia uno dei più interessanti visti nell’ultimo anno, e forse in tutta la collana.

martedì 5 dicembre 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 123

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

BONELLI KIDS
(Italia 2017, © Sergio Bonelli Editore, umorismo)
Alfredo Castelli, Tino Adamo, Sergio Masperi (T), Luca Bertelè (D)

Webcomic basato sulla dimensione della striscia a quattro vignette: una serie di ragazzini partecipa alle selezioni per diventare cosplayer di alcuni personaggi di Sergio Bonelli Editore, di cui proporranno in versione parodistica le caratteristiche e le tematiche più rilevanti.
A giudicarli c’è il fumettista Art affiancato dal cane Kirby, ma lo stesso autore Alfredo Castelli fa capolino in alcuni episodi, né mancano parentesi metafumettistiche.

I Bonelli Kids sono anche sbarcati sulla carta stampata in un crossover con Martin Mystère pubblicato in occasione di Riminicomix 2017.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

THE BATMAN ADVENTURES
(Stati Uniti 1992, © DC Comics, supereroi)
Kelley Puckett (T), Ty [Tyrone] Templeton e Rick Burchett (D)

Versione a fumetti d Batman così come compariva in Batman: The Animated Series, andata in onda con successo dal 1992 al 1995.

The Killing Book in The Batman Adventures 16 (1994). Kelley Puckett (T), Mike Parobeck e Rick Burchett (D)
Il Joker è irritato nel vedere che sul comic book Gotham Adventures viene ridicolizzato da Batman. Nel mentre la redazione della rivista licenzia tutti gli autori lasciando il giovane Anthony Baldwin a realizzarla, benché sia solo un disegnatore («Ma io disegno e basta! Non so scrivere.» «“Scrivere”?! Ma è solo un fumetto! Sono pazzi questi ragazzini…»). Il Joker rapisce quindi la giovane star e gli fa disegnare la sua versione del fumetto mettendo in scena i suoi exploit. Sempre per tramite delle pagine stampate ordisce una trappola per Batman. Una volta sconfitto, verrà ripagato con la stessa moneta.
Ognuno dei tre capitoli di cui è composto il fumetto riprende (o parodizza) un celebre titolo di saggi di critica fumettistica.
Pseudofumetto: Gotham Adventures, comic book in cui il Joker viene regolarmente sconfitto da Batman, ma che nel breve interregno della sua gestione lo vede trionfante.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

GLI SCARABOCCHI
(Italia 2001, in Linus dal gennaio 2017, © Maicol & Mirco, umorismo)
Maicol & Mirco [?]

Serie di fulminanti tavole autoconclusive pervase da un umorismo dissacrante e talvolta macabro. La prima apparizione del progetto risale al 2001, con una pubblicazione autoprodotta presentata a un happening underground del centro sociale Leoncavallo. Dal 2012 Gli Scarabocchi compaiono su una pagina Facebook dedicata e nel 2017 fanno il loro esordio con storie più articolate sulla rivista Linus.

Maicol & Dio in Linus 10/2017 (2017). Maicol & Mirco [?]
Un dio eccessivamente ansioso si pente di quanto ha combinato finora, constatando che pur con le migliori intenzioni i suoi piani si sono rivelati fallimentari. Ma interviene Maicol in prima persona che, essendo il creatore del fumetto in cui compare, lo esonera da tanta responsabilità.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

SUSPENDED IN LANGUAGE: NIELS BOHR’S LIFE, DISCOVERIES, AND THE CENTURY HE SHAPED (UN PENSIERO ABBAGLIANTE)
(Stati Uniti 2003, © Ottaviani & Purvis, biografico)
Jim Ottaviani (T), Leland Purvis (D) [con contributi grafici aggiuntivi di Jay Hosler, Roger Langridge, Steve Leialoha, Linda Medley e Jeff Parker]

Biografia a fumetti del Fisico Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica nel 1922.
Il graphic novel è integrato da una appendice in cui vengono presentati degli approfondimenti a fumetti a opera di vari disegnatori. In questo contesto è stata creata la finta striscia umoristica Oh, That Dirac! (Oh, quel Dirac!) dedicata a Paul Dirac, Fisico premio Nobel nel 1933 dal carattere taciturno e ingenuo che ben si prestava a essere immortalato in un fumetto.
Viene ricostruita la storia fittizia della striscia, che sarebbe apparsa negli anni ’20 e ’30 nel bollettino interno del laboratorio di un dipartimento di Fisica (ma solo sei strisce sono giunte fino a noi). Il Journal of Jocular Physics, giornale dell’Istituto di Bohr, avrebbe recensito favorevolmente la striscia. Oh, That Dirac! viene attribuito a tal “Leeds”, in realtà l’autrice è Linda Medley.

domenica 3 dicembre 2017

Betty & Veronica

Piuttosto smilzo il volume che raccoglie la miniserie dedicata alle due reginette di Riverdale, di cui l’anno scorso a Lucca davano un assaggio gratis. In effetti la serie conta solo tre episodi, per quanto i primi due siano di 23 pagine! Forse la superstar Adam Hughes è troppo costosa, o forse è talmente lento da sconsigliare un suo coinvolgimento sul lungo termine, o più probabilmente è l’esilità della trama che non consentiva di svilupparla più di tanto.
Dunque: a Riverdale una catena di caffetterie sta per eliminare il locale di Pop’s (dai dialoghi sembra che sia una situazione di partenza tipica dei fumetti di Archie), e l’energica Betty organizza una petizione per raccogliere il denaro necessario a coprire il mutuo con la banca. Sia la banca che la catena di caffetterie sono però di proprietà di Hiram Lodge, il padre di Veronica, e tra le due scoppia una guerra che si estende a tutta Riverdale, citando direttamente la Civil War di marvelliana memoria.
Lo scioglimento del nodo della trama è smaccatamente naif e, senza anticipare troppo, lo metterei al secondo posto in una ipotetica classifica dei finali-imbroglio dopo quello in cui si scopre che “era tutto un sogno”.
Betty & Veronica si fa comunque leggere con piacere: Hughes sembra aver studiato con attenzione la materia di partenza e ha infarcito la trama di citazioni delle situazioni e dei personaggi dell’universo di Archie. I suoi dialoghi sono brillanti e pop, con frequenti derive metanarrative (la storia viene narrata da Hot Dog, il cane di Jughead) e la densità di scrittura è notevole. Ma in fondo chi se ne frega dei testi, o per meglio dire sono solo la ciliegina sulla vera e più appetitosa torta che sono gli splendidi disegni. Hughes è veramente bravissimo e mi sembra che abbia trovato in José Villarrubia un colorista adeguato a metterne in evidenza le doti, anche se resta il dubbio su come sarebbero risultati certi volti se Villarrubia non avesse schiarito le linee dei nasi e delle bocche.
Come dicevo, le pagine di fumetto sono poche, in totale solo 66, per cui le Edizioni BD (che tra l’altro hanno usato una traduzione nuova e non quella dell’albetto gratis col primo capitolo) hanno infarcito il volume di variant cover. Nonostante il risultato finale sia in linea con la foliazione dei volumi della stessa categoria merceologica, il prezzo è relativamente basso: solo 10 euro.

giovedì 30 novembre 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 122 (speciale Les Dingodossiers)

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

LES DINGODOSSIERS
(Francia 1963, in Pilote, © Dargaud/Goscinny/Gotlib, satira)
René Goscinny (T), Marcel Gotlib [Marcel Gottlieb] (D)

Serie di gag, solitamente sviluppate in due pagine, in cui vengono messi alla berlina alcuni aspetti della società francese degli anni ’60. Quando Goscinny non potrà più produrre le sceneggiature a causa del superlavoro dovuto al successo di Asterix, concederà a Gotlib la facoltà di continuare la serie anche ai testi, ma il disegnatore preferirà continuare l’esperimento con il nome di Rubrique-à-brac, serie citata nel libro di Castelli.
Come nel caso di Achille Talon, le situazioni dei Dingodossiers che riguardano fumettisti e metanarratività sono molteplici e variegate, tanto da meritare una puntata monografica di questa rubrica.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

Per quanto siano dedicati più che altro alla citazione e all’autocaricatura, talvolta i Dingodossiers presentano fumettisti inventati per l’occasione.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

È la categoria più frequentata da Goscinny e Gotlib, che spesso si ritraggono in prima persona.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

Strettamente legata alla categoria precedente, c’è questa simpatica guida su come trovare l’ispirazione:

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

Inoltre nei Dingodossiers c’è qualche sparuto accenno di metanarrazione, sempre in tono parodistico.

Segnalo infine questa bellissima storiellina che omaggia molti personaggi storici del fumetto franco-belga e statunitense, per quanto non vi compaiano dei fumettisti:

domenica 26 novembre 2017

Intervista a Elisabetta Cifone

Kasaobake è una giovane realtà editoriale che si dedica principalmente alla pubblicazione di manga realizzati in Italia, a quanto pare con un certo successo di pubblico. Nel suo catalogo figurano ben quattro volumi di Ale & Cucca oltre a molti altri titoli, autoconclusivi o seriali, che si possono visualizzare qui. Accanto a questo materiale più canonico a Lucca ha fatto capolino anche il pornetto 2.0 Sukkiarella.
Approfitto della presenza di Elisabetta Cifone, autrice di Ale & Cucca, per farle una breve intervista proprio il primo giorno di fiera.

Luca Lorenzon (LL): Vorrei cominciare con una mia curiosità, una cosa che francamente non mi è chiara. Ho visto che esiste del materiale di Ale & Cucca precedente rispetto a quello che è stato effettivamente pubblicato, nel senso che su internet ho visto che ci sono disegni e tavole precedenti che forse pubblicavi su Facebook, e anche nel vostro canale su YouTube dicevi che Ale & Cucca nasce nel 2003. Puoi spiegarmi un po’ questa cronologia, se uno volesse recuperare queste storie vecchie?

Elisabetta Cifone (EC): Ho iniziato a disegnare da bambina, parlando delle mie sorelle: erano delle scenette tra di loro, e da lì a forza di disegnarle è diventato un fumetto. Poi la storia in realtà si è staccata, è andata da un’altra parte, però l’ho lasciata su Facebook come ricordo e perché in origine era apparsa così.

LL: La struttura di Ale & Cucca è un lungo flashback, almeno negli episodi che sono stati pubblicati fino ad oggi. Di solito quando si applica questo tipo di struttura c’è la tensione narrativa verso un evento finale che dovrebbe poi illuminare tutto il resto della storia. La struttura che hai ideato tu risponde più o meno a queste caratteristiche o è un caso se hai deciso di fare così?

EC: No, risponde a un’esigenza narrativa particolare ma non posso dire troppo per non rischiare di fare spoiler!

LL: Ho notato che rispetto alla prima edizione presso un altro editore questa di Kasaobake è una versione un pochino più esplicita, arrivando anche a modificare alcuni disegni. All’epoca della prima edizione hai adottato una censura “preventiva” oppure hai deciso di modificare il fumetto in corso d’opera con questo nuovo editore?

EC: Sì, nella prima versione mi ero un po’ autocensurata e adesso ho potuto ripristinare quella che è la versione “giusta”, così come l’avevo ideata originariamente.

LL: Ale e Cucca, le due protagoniste, sono un po’ agli antipodi: Ale è quella fisicamente più matura ma è anche quella più ingenua, romantica; Cucca invece tecnicamente è ancora una bambina (negli episodi che ho letto finora non ha ancora avuto il ciclo) ma è più sgamata e ha avuto più esperienze coi ragazzi di Ale. Era un tuo progetto sin dall’inizio contrapporre queste due tipologie di personaggio oppure è una cosa che è venuta fuori spontaneamente, senza pianificarlo prima?

EC: No, loro sono sempre state così fin dall’inizio. Inoltre mi piace molto la contrapposizione dei loro caratteri: il fatto che siano amiche anche se sono così diverse.

LL: Anche dal tuo profilo Instagram si nota che sei molto impegnata in giro per le fiere, e accanto ai fumetti avete realizzato anche dei prodotti derivati come portachiavi e poster. Fare fumetti si sta rivelando insomma un lavoro vero e proprio con delle vere opportunità economiche (o forse lo è già)?

EC: Certo che sì, ovviamente i guadagni non sono enormi, ma siamo positivi, perché di anno in anno il mercato si sta aprendo sempre di più a questo settore ancora nascente. Nel nostro piccolo noi autori ed editori diamo il massimo perché questo possa diventare un lavoro vero e proprio in grado di mantenerci tranquillamente.

sabato 25 novembre 2017

Detective Smullo: Mi sa che ho ucciso l'Uomo Ragno

Nuovo socio del club del 50% di sconto. Il Detective Smullo è un omino che indaga su casi surreali, anche se spesso con più di un aggancio con la realtà, e alla fine conclude le sue storie mettendosi sempre al fresco da solo a causa di qualche capriola semantica: ad esempio disprezza la merce di uno spacciatore di cocaina, e poiché chi disprezza compra si autoaccusa di detenere quintalate di droga.
Lo stile è quello consueto di Davide La Rosa, un nonsense in cui affiorano inaspettate citazioni colte e qualche strale di satira sociale o di costume. Il suo umorismo pervade anche i titoli dei singoli episodi oltre che le citazioni in esergo e le biografie stesse degli autori. Le storie si articolano sulla lunghezza di 4 o 6 tavole, con due uniche eccezioni più lunghe tra cui il crossover finale tra le due versioni di Detective Smullo. In appendice ci sono una manciata di pagine con giochi enigmistici virati ovviamente sul comico.
Al di là delle situazioni esilaranti, quello che colpisce di Detective Smullo sono gli splendidi disegni di Fabrizio Di Nicola, a cui credo che siano dovuti i riferimenti al cinema italiano anni ’70 e ’80 sparsi per le tavole. In particolare, il suo stile di inchiostrazione è fantastico; inoltre i molti personaggi di cui ha fatto la caricatura sono perfettamente riconoscibili, cosa niente affatto scontata. Questo volume è uscito tre anni fa, spero che nel frattempo Di Nicola abbia trovato uno spazio nel panorama fumettistico italiano adeguato alle sue capacità.
Unica nota leggermente negativa, questa edizione di Nicola Pesce Editore (che pure ha pubblicato anche volumi curatissimi) sembra un po’ dimessa, con una grafica minima, una numerazione ondivaga (forse le ultime sei pagine sono state aggiunte alla fine e non erano previste?) e una copertina ruvida particolarmente suscettibile a rovinarsi, almeno nel caso della copia che ho preso io. Per 6 euro è comunque un affarone – anzi, peccato non aver notato prima questo volumetto che avrei pagato volentieri anche a prezzo pieno.

giovedì 23 novembre 2017

Stirpe di Pesce 1 e 2

La Sirenetta di Andersen in versione ecologista e vagamente gotica, Stirpe di Pesce narra la vicenda di Purple, sirena figlia del Re Swarovski che vorrebbe farsi fare delle gambe dalla sirena strega Singer per poter camminare in superficie e coronare un vago sogno d’amore.
La storia è ambientata in Italia, nell’immaginaria Tresturo, in un prossimo futuro in cui gli equilibri geopolitici sono mutati (i soldi sono chiamati colloquialmente «muri» visto che anche nel Belpaese ritraggono la muraglia cinese) e in cui l’inquinamento ha ridotto il mondo a un immondezzaio. Le sirene e i tritoni sono creature ben tristi, ridotte a rovistare nei rifiuti che vengono dalla terraferma e infatti i loro stessi nomi rimandano ai prodotti che gli umani hanno gettato via.
La Spianelli ha sicuramente lavorato molto alla creazione di questo universo narrativo, come si vede dal ricco materiale extra e anche dal sito dedicato al fumetto ma, nonostante i due volumi contengano complessivamente sei capitoli della saga, finora questo mondo non si è ancora svelato del tutto, anzi sono state solamente poste le basi e introdotti i protagonisti. Purple non è infatti il solo personaggio sulla scena e le sue vicende si intrecciano con quelle di un umano “buono” che in un’epoca più vicina alla nostra aveva cercato di opporsi all’avvelenamento delle acque, dell’umano “cattivo” di cui è innamorata e di tutta una corte di sirene e tritoni. Dei tre capitoli contenuti nel secondo volume, poi, i primi due sono flashback.
Lo stile di scrittura della Spianelli è teatrale, aulico e ricco di citazioni mentre i suoi disegni molto modulati e pastosi, con derive grottesche (immagino scansionati direttamente a partire dalle matite) sono molto efficaci nel rendere la lordura che pervade il mondo, sia emerso che sommerso.
Stirpe di Pesce è comunque più simile a una rivista che a una collana di volumi, visto che i tre capitoli per numero della serie portante vengono affiancati da abbondanti studi preparatori, redazionali vari (introduzioni e poesie ma non solo) e da un altro fumetto in bianco e nero che nel primo numero è persino autonomo rispetto alla saga. Quest’ultimo materiale extra è stato realizzato con la collaborazione di Simone Delladio. Come supervisore d’eccezione c’è nientemeno che Leonardo Moretti, uno degli autori di Sine Requie, che nel secondo numero firma anche un racconto che sviluppa alcuni aspetti del mondo delle sirene introdotti nel quinto capitolo.
Stirpe di Pesce si può leggere sul sito www.stirpedipesce.com, ma ovviamente in versione cartacea è tutta un’altra cosa.

Sine Requie Art Gallery


mercoledì 22 novembre 2017

Il peggior disegnatore di volti femminili

È Jorge Molina. Non so cosa mi abbia preso l’altro giorno, comunque ho comprato X-Men Oro e X-Men Blu. Il secondo ha la sfortuna di essere disegnato da Molina, che non sarebbe nemmeno male (anzi) ma ficca alle sue donne delle teste simil-manga riprese spesso da prospettive quantomeno bizzarre, che le fanno sembrare viste attraverso uno specchio deformante, con il mento che guarda da una parte e il naso dall’altra, e i capelli e gli occhi indipendenti da tutto il resto, persino nei primi piani frontali. Guardate qua che spettacolo:
































En passant, forse so cosa mi ha preso per spingermi ad acquistare le due riviste dopo mesi (anni?) di disinteresse per i supereroi: la lusinga che contenessero cicli conclusi. La cosa è vera solo nel caso di X-Men Oro, e comunque nessuno dei due ha brillato particolarmente per originalità o interesse.
X-Men Oro è una specie di riassunto dei luoghi comuni sulla storia dei personaggi, giustificato da una trama banalotta e infarcito di situazioni un po’ ridicole (Wolverine/Old Man Logan viene messo ko con troppa facilità, e la maniera con cui si libera alla fine è mal congegnata). Da notare che un riassunto della vita editoriale c’è davvero e occupa ben 6 pagine e un totale di 48 vignette commentate, da cui evinco che la gestione Morrison è stata cancellata. Battute riuscite ce ne sono, ma sono concentrate tutte nella prima parte dei tre episodi qui raccolti, e mi pare che le scene di lotta siano scritte in maniera un po’ confusa. Non male i disegni, figli delle pose steroidee anni ’90 ma robusti ed espressivi e anche piuttosto realistici.
X-Men Blu sembra invece essere indirizzato a un pubblico ancora più giovane e di bocca buona, con frasi a effetto e battutine a ricamare un canovaccio di deja vu, che però ha un minimo sussulto di originalità in alcune parti.
Non c’è insomma quella grandeur che, probabilmente sbagliando, mi aspetterei da queste serie che trattano personaggi storici; ma se il pubblico vuole questo va benissimo così, tanto più che il prodotto è confezionato comunque con professionalità.