domenica 15 ottobre 2017

Britannia

Nonostante la mia stima verso gli autori non l’avevo ordinato perché dall’annuncio che ne era stato fatto sembrava che i disegnatori fossero molteplici e temevo che al mio amato Juan José Ryp fosse riservato solo un episodio o giù di lì. Verificato in fumetteria che a Raúl Allén e Patricia Martin è stato concesso solo lo spazio di 4-tavole-4, ho subito proceduto all’acquisto.
Antonio Axia era un soldato e sei anni prima degli eventi principali di questo volume era stato coinvolto in un’indagine soprannaturale in Etruria, a cui era sopravvissuto solo con l’aiuto delle sacerdotesse vestali che in qualche modo lo hanno “riprogrammato”. Adesso, cioè nel 65 d. C., è un deduttore: un detective ante litteram che sa leggere il linguaggio del corpo e analizzare ogni minimo indizio. Il laidissimo Nerone lo manda nella selvaggia Britannia a indagare su avvenimenti misteriosi che coinvolgono un castra lì stazionato, e Antonio avrà modo di regolare i conti con i demoni del suo passato – in senso letterale. Le virginali vestali (in particolari la loro somma sacerdotessa Rubria) non sono estranee al suo coinvolgimento in questa missione.
Britannia è un’opera decisamente postmoderna in cui si fonde l’avventura storica con quella investigativa, ma in cui sono presenti anche dosi massicce di horror e commedia. Dato il background di Peter Milligan si possono probabilmente vedere in controluce in alcuni dialoghi delle frecciatine all’attuale politica estera statunitense. Ma ci sono anche riferimenti autoironici all’arretratezza, culturale e culinaria, dell’Inghilterra.
Questo materiale originale e stimolante viene però incanalato in una struttura narrativa molto classica, con flashback prevedibili, espedienti canonici per risolvere gli snodi della trama e cliffhanger a conclusione di ognuno dei primi tre capitoli che vengono regolarmente risolti in poche pagine all’inizio dei capitoli successivi.
Molto validi (né c’era da aspettarsi diversamente) i disegni di Ryp, molto espressivo e dettagliato come sempre, ma stavolta senza quelle derive un po’ caricaturali che ogni tanto affiorano nei suoi lavori.
Nonostante sia già annunciato un seguito Britannia ha il pregio di presentare una storia conclusa che inizia e finisce in questo volume.
8,90 euro per un volume di 128 pagine sono senz’altro un buon prezzo, ma la qualità di stampa non è ottimale: sarebbe facile imputare la scarsa definizione di molte pagine al fatto che Ryp ha disegnato a matita senza inchiostrare, ma i fuori registro che si notano nei balloon colorati testimoniano invece delle difficoltà a livello tipografico.

venerdì 13 ottobre 2017

Historica Biografie 6: Lutero

Ecco un altro sceneggiatore che sa scrivere bene fumetti storici. Stavolta è sotto i riflettori il padre inconsapevole del Protestantesimo, che abbandona da giovane una promettente carriera di avvocato per farsi monaco, rispettando un voto che aveva fatto a Sant’Anna per averlo salvato da un temporale (!) ma che in realtà è una scelta motivata dalla sua profonda spiritualità, come ci viene mostrato durante i suoi morigerati anni di studio.
Olivier Jouvray scrive in maniera fluida e piacevole, senza che la narrazione risulti frammentaria e senza nemmeno rallentare il ritmo per spiegare meglio certi concetti al lettore. Anzi, certe sequenze come la scansione alternata della fuga di Lutero e della dichiarazione della sua condanna a pagina 40 sono molto coinvolgenti. Grazie a uno stile che unisce essenzialità a chiarezza, lo sceneggiatore è riuscito a rendere perfettamente comprensibili anche i dibattiti di materia teologica, che di per sé non sono un argomento facile. È inoltre molto bravo a usare il fraseggio tra le didascalie e i dialoghi e alla fine, quando inevitabilmente il fumetto deve prendere la rincorsa per riassumere gli ultimi anni di vita di Lutero in sole 7 pagine, non si è avvertito quel senso di fretta che spesso si percepisce  in queste situazioni.
La parte grafica non è all’altezza di quella scritta, pur essendo comunque dignitosa. L’impressione che mi hanno dato i disegni di Filippo Cenni è quella di trovarmi davanti a un disegnatore giovane che ha sicuramente delle potenzialità ma che è ancora incerto e acerbo. Le sue figure sono spesso solo sbozzate e un po’ imprecise (mancano le unghie delle mani, sin dalla copertina), tradendo forse una preferenza per uno stile espressionista che però mal si sarebbe adattato a un fumetto storico. Non è di certo d’aiuto il fatto che Cenni abbia realizzato solo le matite senza inchiostrarle, cosa che le avrebbe rese senz’altro più robuste. Le derive naïf dello stile di Cenni sono oltretutto ancora più evidenziate dalla calligrafica visualizzazione degli edifici, sicuramente dovuta a qualche diavoleria digitale.
Buoni i colori di Alessia Nocera, anche se l’inserimento di dettagli fotografici (vedi il fuoco a pagina 7 e le vetrate a pagina 11) mi lascia sempre perplesso, per non parlare degli effetti digitali con cui si vorrebbe fingere di aver usato l’acquerello – ma se la forma delle macchie è identica e ripetuta più volte per forza di cose il risultato sembrerà artefatto, altro che acquerello!
Matthieu Arnold fornisce un buon apparato critico per meglio capire quanto del fumetto sia frutto di speculazione e quanto sia documentato (e d’altro canto nel “making of” gli autori sembrano preoccupati principalmente di giustificarsi con gli esperti in merito alla veridicità degli argomenti affrontati e della selezione che hanno dovuto operare tra le tante vicende della ricchissima vita di Lutero).

POSTILLA
Proprio oggi l’edicolante ha sottolineato come siano fatti bene questi volumi e io non ho voluto ribattere che bisognerebbe prima tirarli fuori dal cellophan per sincerarsi che non contengano magagne: dopotutto con Historica e Historica Biografie non ho mai avuto esperienze come sedicesimi invertiti o pagine bianche.
Bene, una volta aperto il volume mi sono accorto che la mia copia è stampata al contrario! Cioè la copertina è invertita rispetto alle pagine. Ben lungi da me richiederne un’altra: il fumetto e i testi ci sono tutti, e chissà quanto ci vorrà per farmene avere una copia normale. E poi hai visto mai che diventi una rarità.

mercoledì 11 ottobre 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 120 (Speciale Achille Talon)

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

ACHILLE TALON (SERAFINO)
(Francia 1963, in Pilote, © Dargaud, umorismo)
Greg [Michel Louis Albert Regnier]

Achille Talon, o più propriamente “Ach!lle Talon” come viene citato nelle copertine dei volumi, è un ometto grasso e calvo tramite cui vengono messi alla berlina certi atteggiamenti della piccola borghesia, saccente e rampante. Il protagonista vive ancora con i genitori, ha un rapporto complesso col vicino Lefuneste e frequenta la nobildonna Virgule.
In realtà l’aspetto di satira sociale (comunque mai prevalente sull’umorismo tout-court) finisce presto in secondo piano rispetto alla comicità autoreferenziale che fa di Achille Talon l’omologo francese del Gaston Lagaffe che compare dal 1957 sulla rivista belga Spirou: anche Talon lavora presso il giornale che ne pubblica le gag (o meglio in una sua parodia: Polite invece di Pilote) e anche nel suo caso assistiamo a una serie di citazioni, comparsate, omaggi, gag metafumettistiche e addirittura al tentativo stesso di Achille Talon di diventare autore di fumetti.
L’impronta metenarrativa e autoreferenziale verrà rispettata anche dai vari team che si susseguiranno a realizzarne le nuove storie dopo la dipartita di Greg nel 1999.
In Italia Achille Talon è pressoché sconosciuto e ciò può spiegare perché Castelli non lo abbia citato nel suo testo nonostante il ricco materiale che fornisce: dopo alcune apparizioni nei Superalbi Audacia della Mondadori a fine anni ’60, è transitato timidamente su Sorry e altre sparute pubblicazioni. La presenza di giochi di parole può giustificare solo in parte questa diffusione col contagocce, visto che tutto sommato non sono più numerosi né determinanti di quelli che possiamo trovare ad esempio in Iznogoud.
Di seguito una ricognizione del tipo di categorie in cui può venire inserita la vasta produzione della serie (che conta anche avventure lunghe e non solo gag in due tavole).

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

Molti sono trasposizioni umoristiche dei fumettisti reali che bazzicavano la redazione di Pilote (Goscinny, direttore della testata, continuerà ad apparire anche dopo la sua morte – ma non manca nemmeno Jean-Michel Charlier, sempre con un panino in mano, talvolta farcito con le cose meno probabili). Ci sono anche personaggi “generici” e Greg non si risparmia nemmeno un’autobiografia fantasiosa – più in generale, amava spesso fare dei cameo nelle sue tavole.
Lo stesso Achille Talon ha tentato di intraprendere la strada del fumettista:











Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

A differenza della categoria precedente qui ci sono dei fumettisti “trasfigurati” di cui è facile identificare la vera identità, o la cui identità è dichiarata ma che vengono ritratti in modo differente da quella che era la realtà (vedi l’omaggio a Franquin, che non è ritratto come un fumettista). In Achille Talon non mancano riferimenti ai personaggi dei fumetti di altri fumettisti e nemmeno alle riviste e agli editori concorrenti.













Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

È senz’altro la parte più consistente di Achille Talon pertinente ai Fumettisti d’Invenzione: Achille è consapevole di essere un personaggio dei fumetti e intrattiene un dialogo diretto coi lettori, talvolta mediato dalle lettere che questi gli mandano e dai consuntivi della situazione che gli fa il direttore Goscinny.
Molto spesso ci sono gag che coinvolgono l’aspetto produttivo stesso dei fumetti o che ne chiamano in causa le regole narrative o grafiche. Non mancano infine divertiti “consigli per gli acquisti” e digressioni.




















domenica 8 ottobre 2017

Le Leonesse di Monteleone

In questo fumetto vengono rievocati i fatti che coinvolsero varie donne del paese di Monteleone di Puglia che, stremate dalle privazioni inflitte dal regime e con gli uomini lontani al fronte, il 23 agosto del 1942 si ribellarono prendendo d’assedio il municipio e il podestà locale. La loro ribellione sarebbe stata aspramente soffocata dal prefetto di Foggia e, oltre al danno la beffa, la loro posizione legale sarebbe stata risolta solamente 8 anni dopo!
La dimensione del fumetto, solo 42 tavole in formato 17x24, consente allo sceneggiatore Marco Gastoni di riportare in maniera particolareggiata gli eventi più cruciali e le ragioni che li motivarono, lasciando uno spazio di manovra non troppo ampio per gestire le personalità dei singoli personaggi coinvolti e facendo quindi ricorso alla fine a un certo manicheismo, forse anche doveroso vista la drammaticità della vicenda.
I disegni e i colori di Luciano Ceglia sono semplicemente stupendi. Di stampo molto realistico, dimostrano lo scrupoloso lavoro di documentazione che ha effettuato. Non credo che si sia limitato a copiare fotografie (gli edifici della strada di pagina 26 non sarebbero altrimenti un po’ sbilenchi), e anche se fosse è riuscito comunque a imprimere un forte dinamismo e una grande espressività al suo lavoro, costretto occasionalmente in una sola manciata di vignette per tavola. Da notare alcuni tocchi da maestro come i cani che si intravedono a pagina 10 (che con la loro magrezza anticipano molto bene l’atmosfera del racconto) e la traiettoria della brocca a pagina 27, casus belli della rivolta nella finzione narrativa che però ormai nessuno degna più d’attenzione. Sicuramente il lavoro di Ceglia avrebbe tratto beneficio da un formato più grande e che permettesse di spalancare di più le sue tavole doppie, ma lo si può gustare anche così.
Un’introduzione di Vito Antonio Leuzzi approfondisce la vicenda delle donne di Monteleone, che la brevità del fumetto non ha permesso di sviscerare in tutti i suo molteplici dettagli.
Stampato da Hazard su una bella patinata pesante, Le Leonesse di Monteleone vale tutti i suoi 10 euro ed è stata una delle letture migliori del 2017. L’opera è inserita nella collana MiDi – Fumetti per il Sud e scorrendo l’elenco nella bandella di destra mi è venuta voglia di provarne qualcun altro, ma mi rendo conto che difficilmente la qualità potrà essere sullo stesso livello di questo.