venerdì 17 novembre 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 121

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

THE FAMILY CIRCLE/THE FAMILY CIRCUS
(Stati Uniti 1960, © King Features Syndicate, striscia umoristica)
Bil [William Aloysius] Keane

Tipica striscia umoristica che ha per argomento la famiglia, e che talvolta, soprattutto nei primi tempi, risolve la sua carica umoristica in un’unica vignetta. The Family Circus è tutt’ora prodotta e pubblicata.
Il capofamiglia Bil (nelle prime strisce il nome era Steve) lavora presumibilmente come fumettista, benché non sia mai stato detto ufficialmente, e forse disegna la striscia stessa visto che viene spesso mostrato mentre realizza il cerchio iconico della serie.
Inoltre il figlio Billy occasionalmente è autore della striscia, che ovviamente disegna in maniera rozza e mettendoci l’umorismo di un bambino di 7 anni.
Il titolo The Family Circus venne introdotto solo successivamente, a seguito delle rimostranze di una rivista che aveva lo stesso nome del titolo originale, ed è quello con cui la striscia, che in origine si intitolava The Family Circle, è maggiormente conosciuta.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

ALAN MOORE: BIOGRAPHIC (IDEM)
(Gran Bretagna 2013, © Gary Spencer Millidge, biografia)
Gary Spencer Millidge

L’autore del fumetto autoprodotto Strangehaven confeziona una biografia di Alan Moore utilizzando delle immagini di repertorio e qualche rara fotografia del Bardo di North Hampton per accompagnare i testi, organizzati a comporre un fumetto di quattro vignette per pagina.
Biographic è l’evoluzione di un esperimento analogo realizzato nel 2003 dall’autore per il suo volume Alan Moore: Portrait of an Extraordinary Gentleman  e di fatto la versione cartacea commissionata dalla 001 Edizioni è l’unica, insieme a quella spagnola sempre a cura di 001, a essere stata pubblicata.
Ringrazio Smoky Man per le precisazioni e i chiarimenti.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

SUPERBONE
(Italia 1953, in Il Monello, © Casa Editrice Universo, umorismo)
Wanda Bontà (T), Erio Nicolò (D)

Spin-off della serie Jacky Cooper che nel 1933 era la vedette della rivista Il Monello, ispirata all’omonimo monello cinematografico che aveva ispirato la rivista stessa. Superbone è il cugino del protagonista e compare sin dal terzo episodio.
Con il rilancio della testata nel 1953 dopo la sospensione delle pubblicazioni avvenuta nel 1939, il personaggio diventa titolare di una serie interamente sua. Come facilmente intuibile dal nome, Superbone de’ Superboni è un pingue ragazzotto prono ad autoincensarsi e a vantare abilità che non ha. Le sue prodezze lo portano immancabilmente ad essere preso a ramazzate dalla zia.

Superbone mastica chilometri in Il Monello 26 (1960). Erio Nicolò [?]
Superbone decide di partecipare a modo suo a una gara ciclistica indetta dalla rivista Il Monello (la Casa Editrice Universo non era estranea a operazioni come l’assegnazione di un premio del pubblico a uno sportivo), finendo come al solito cornuto e mazziato.
Tra gli organizzatori della corsa vediamo alcuni autori de Il Monello (Mancuso? Grecchi?) e “il Capo” (Alceo Del Duca?) che fa da starter.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
PARODIE (pag. 67)

BIG BABY (IDEM)
(Stati Uniti 1983, in Raw, © Charles Burns, fantastico)
Charles Burns

Tony Delmonto, il “big baby” del titolo, è un ragazzo vagamente mostruoso (ma non molto più inquietante di altre figure che popolano il suo mondo) appassionato di film e fumetti horror che vive delle storie ambientate in una rivisitazione pop degli anni ’60, in cui il confine tra realtà e suggestione è molto labile.

Teen Plague (Morbo Adolescente) in Raw vol. 2 n° 1 (1989). Charles Burns.
Tony viene lasciato solo a casa con una babysitter che presenta un succhiotto sul collo identico alle tracce lasciate dagli invasori alieni del fumetto che sta leggendo. A quanto pare un’epidemia è veramente in corso in città, ma come al solito non sapremo quanto c’è di reale e quanto di fantastico.
Pseudofumetto: Monster Tales edito dalla casa editrice Xeno (nome che tornerà con una certa frequenza nelle opere di Burns).

mercoledì 15 novembre 2017

Sine Requie Anno XIII: Anno 0 - Il Giorno del Giudizio

Qua invece di andare avanti si torna indietro… Ma è una cosa voluta. Anno 0 descrive gli eventi e le situazioni immediatamente precedenti o successivi al 6 giugno 1944, quando secondo il canone dell’ambientazione di Sine Requie i morti cessarono di essere tali e risorsero come zombi affamati, portando il mondo alla situazione che i fan conoscono, e che attualmente è aggiornata al 1957.
Questo gioco di ruolo si basa, dal punto di vista tematico, sul mistero che avvolge il motivo del Risveglio e nel corso degli anni abbiamo assistito a una stratificazione di una serie di enigmi ulteriori che si sono uniti ai molti punti irrisolti, attingendo da fonti molto diverse (H. P. Lovecraft come Pinocchio come la simbologia cristiana) che hanno intorbidito ancora di più le acque. Nei dieci anni dall’uscita della nuova edizione (ma la prima pubblicazione di Sine Requie risale addirittura al 2003) di indizi ce ne sono stati pochi e volutamente confusi – o troppo sottili perché io li capissi. D’accordo, abbiamo capito che Simon è un burattino, e che sotto Novgorod c’è qualcosa che ha a che fare con i Denari, ma la risoluzione del mistero sembra essere ancora molto, molto lontana. Posso capire che Leonardo Moretti e Matteo Cortini, i due autori, vogliano tenere col fiato sospeso i lettori, temendo forse che rivelando i retroscena il pubblico perda interesse per il gioco (ma quando mai!), però ogni tanto potrebbero sbottonarsi e dare qualche soddisfazione agli appassionati, accidenti. Oltretutto l’impegno nella produzione di altri giochi di ruolo come Anime e Sangue e Alba di Cthulhu ha drasticamente modificato gli equilibri produttivi (anche se L’Ultima Torcia, quello di maggior successo, mi sembra che si limitino a supervisionarlo), per cui di Sine Requie non esce più un volume portante a Lucca e uno collaterale a Modena, ma sono fioccate delle ristampe (accresciute, arricchite, aggiornate ma pur sempre ristampe) e a questa Lucca è stato presentato un volume che immagino sia stato di tutto riposo per gli autori.
Anno 0 ha quasi più affinità con il romanzo Sopravvissuti che non con gli altri manuali di gioco: delle 160 pagine di cui è composto più della metà sono infatti parti narrative (i classici lacerti di diari o testimonianze varie) mentre la parte descrittiva e quella ludica sono ridotte in proporzione. In particolare, le descrizioni di certe ambientazioni sono più che altro dei suggerimenti su come creare l’atmosfera adatta senza riferimenti geografici troppo precisi. Curiosamente, io ho trovato spesso le parti non narrative più accattivanti rispetto ai racconti, che comunque “funzionano” bene: lo stile asciutto e immediato da bollettino di guerra, oltre al grande sfoggio di documentazione, le rende molto coinvolgenti.
A proposito di documentazione, gli autori ripetono ossessivamente nel corso del volume che Anno 0 non ha nessuna ambizione didattica, cosa che finisce per sottolineare quanto in realtà sia stato scritto con grande competenza e passione per la Storia, soprattutto quella militare.
Dal punto di vista ludico la parte del leone la fa una bella avventura in appendice, che inizia proprio nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944. Lunga e ben strutturata, offre una grande libertà al Cartomante e un’ampia gamma di situazioni. E offre soprattutto ai giocatori la possibilità di vedere “in diretta” il fenomeno del Risveglio e gli effetti che ha sulla popolazione. Questo però porta a una considerazione che gli stessi autori fanno più volte nel testo: per il giocatore che già conosce Sine Requie fingere di non sapere del fenomeno del Risveglio e attribuire la creazione degli zombi a una malattia o a un attacco batteriologico americano o al demonio costituisce una bella sfida a livello di interpretazione, ancor di più quando, nei primi incontri, ci si dovrebbe esporre a un attacco da un personaggio non giocante “ignorando” che è diventato un Morto.
Tra i pezzi forti di Anno 0 c’è sicuramente il racconto delle origini di Fremmen, uno dei cattivi più iconici di tutto il gioco, che però (figuriamoci) scosta appena il velo su quello che è in realtà. Non mancano ovviamente altre origin stories di personaggi importanti, ma in alcuni casi dovrei fare un esame comparato coi vecchi volumi per capire di chi si parla. Ho trovato invece un po’ superflui gli approfondimenti su alcuni personaggi che erano già apparsi nei volumi precedenti come personaggi giocanti, quindi teoricamente “mordi e fuggi”, ma forse avranno una rilevanza sul lungo termine.
Nel complesso Anno 0 è sicuramente una lettura piacevole e non ho dubbi sul fatto che chi voleva ambientare una o più avventure proprio nel 1944 sarà soddisfatto del materiale, ma quel sottotitolo Il Giorno del Giudizio sembra quasi essere messo lì apposta per attirare gli appassionati con la promessa di qualche rivelazione che invece chissà quando arriverà…

martedì 14 novembre 2017

A Casa prima del Buio - Primo Movimento: Andante - Sarabanda

A seguito dello spettacolare abbandono di Kleiber, nel 1942 a dirigere l’orchestra sinfonica di Vienna (o ciò che ne resta dopo le epurazioni antisemite seguite all’Anschluss) viene chiamato Kristof Von Hofmann, rivale storico dell’oggi ben più famoso Von Karajan. Il direttore d’orchestra risiede a Strengberg in solitudine dopo la morte della moglie, accanto alla famiglia ebrea dei Weil. È proprio mentre sta impartendo delle lezioni di pianoforte alla figlia più grande dei Weil, Ester, che la famiglia viene visitata dalle SS e deportata. Con la connivenza del sacerdote padre Haas e tra il sospetto del gendarme Vogel, Von Hofmann ospita in segreto Ester in attesa di trovarle una sistemazione. Ma il distaccato rapporto tra maestro salvatore e allieva indifesa si trasforma in qualcosa di diverso, e la reclusione forzata (per sfuggire ai nazisti) rivela in Ester Weil dei tratti inaspettati.
Questo è il sunto dello snodo principale della trama, ma A Casa prima del Buio è un fumetto molto più complesso di così. Dannatamente più complesso. Non vorrei essermi fatto influenzare dal fatto che lo sceneggiatore, Francesco Moriconi, ha scritto un saggio su Watchmen, ma mi sembra che Alan Moore sia stata un’ispirazione in fase di scrittura e di confezione stessa del volume. Lo stratificarsi dei significati è stordente, così come i rimandi storici (non sempre evidenti) e le citazioni si susseguono a spron battuto. Certe tavole sono inoltre strutturate con il freddo razionalismo del Bardo di Northampton (vedi il montaggio alternato delle pagine 162-164) e alla fine c’è una cospicua sezione di annotazioni per aiutare il lettore a raccapezzarsi tra tutti i riferimenti, che mi ha ricordato la sezione analoga in From Hell, anche se credo abbia anche la funzione di anticipare alcune sottotrame, come forse le sorti di Mila e Flora.
A Casa prima del Buio è un’opera colta e complessa che, oltre a essere stata scritta in maniera molto raffinata, parte dai diari dei due protagonisti (realmente esistiti) per intessere un apologo sulla natura umana e su quanto sia labile il confine, una volta verificatesi certe condizioni, tra vittima e carnefice. Purtroppo il suo stesso titanismo diventa quasi un limite, perché molti degli elementi introdotti (come le frequentazioni postribolari di Von Hofmann e la presenza di un probabile serial killer tra i protagonisti) vengono solamente accennati in questo primo volume, tanta è la carne messa sul fuoco, lasciando in sospeso il lettore. Nelle intenzioni degli autori la saga dovrebbe strutturarsi su tre volumi a cadenza annuale, per cui prima di Lucca 2018 (e di un passaggio preliminare su Lanciostory) non sapremo come continua la storia, e solo nel 2019 ne vedremo la conclusione.
I disegni di Emiliano Albano sono piuttosto ondivaghi, almeno inizialmente. È probabile che la composizione finale delle tavole sia avvenuta tramite qualche programma di grafica, poiché si vedono convivere nelle stesse vignette dei disegni realizzati chiaramente in momenti diversi e con tecniche differenti. Ogni tanto traspare l’inesperienza di Albano ma dal quarto capitolo in poi (Andante – Sarabanda ne conta 17) la situazione si stabilizza come lo stile di Albano, che realizza veramente degli ottimi disegni quando parte da fotografie.
Oltre alla lunga sezione dedicata alle note, con un ricco apparato iconografico e un dietro le quinte del rapporto tra Kristof ed Ester a pagina 185, nel volume sono presenti altri redazionali: due introduzioni e due postfazioni (anche a firma di nomi eccellenti come Pollicelli e Bilotta) che contribuiscono a ricostruire la vita misconosciuta del maestro Von Hofmann.
Coerentemente con lo spirito del volume, metto anch’io una mia noticina (sotto spoiler per non rovinare la sorpresa a nessuno):
in realtà i protagonisti di A Casa prima del Buio sono inventati. Moriconi, evidentemente grande appassionato di musica colta, si è inventato tutta questa storia a partire da elementi reali e ci ha cucito attorno tutta una serie di riferimenti, anche bibliografici, fasulli! L’operazione assume quindi un altro valore: più che una testimonianza diventa un laboratorio metanarrativo in cui giocare con la realtà (anche se situazioni come quella descritta sicuramente si saranno verificate), dando al tutto un’autorialità ancora maggiore. Il bello è che se Moriconi non avesse rivelato la cosa durante la presentazione del volume io non mi sarei nemmeno posto il dubbio…

lunedì 13 novembre 2017

Saga Deluxe Volume Uno

Buon ultimo, anch’io posso finalmente leggermi il tanto celebrato Saga, che Bao aveva presentato in precedenza in un formato ridotto – chissà, magari era proprio una mossa di marketing per spingere poi all’acquisto della versione “giusta” i lettori recalcitranti come me già provati dalla loro versione della Lega degli Straordinari Gentlemen.
Allora, il fumetto si è dimostrato all’altezza di tutto il clamore che ha sollevato e della pletora di premi che ha vinto? Sì.
Il bello di leggere adesso un fumetto di successo uscito nel 2014 (stando ai dati riportati nelle gerenze) è che posso parlarne liberamente senza timore di spoilerare nulla.
Marko e Alana sono rappresentanti di due razze diverse, lui ha corna e orecchie da capre e padroneggia la magia, lei ha le ali (ma per un fattore culturale se le è fatta tarpare) e appartiene a quella che apparentemente è la fazione più progredita nel conflitto che insanguina la galassia e contrappone i due gruppi etnici. “Alati” e “cornuti” sono infatti in costante stato di guerra, ma visto che i secondi vivono sulla luna del pianeta dei primi, Landfall, delle dimostrazioni di forza in loco porterebbe alla mutua distruzione. Per questo la guerra è stata data in subappalto a mondi e pianeti lontani dove le truppe di alati e cornuti possono ammazzarsi senza mettere a repentaglio l’equilibrio orbitale dei rispettivi corpi celesti.
Marko e Alana si sono innamorati quando lui era in un campo di prigionia in cui lei era di guardia: la lettura di un romanzetto dello scrittore D. Oswald Heist, che ha voluto lanciare un messaggio di pace e fratellanza (riuscendoci) spacciandolo per un innocuo libro Harmony, ha convinto Alana della possibilità della convivenza e persino dell’amore tra le due specie. E così i due hanno messo al mondo una bambina mezzosangue, che adesso praticamente chiunque nell’universo vuole ammazzare o catturare.
Brian K. Vaughn infarcisce Saga di commenti non troppo velati sulle grottesche conseguenze della presenza dell’apparato militare statunitense sparso per il mondo, ma si dilunga anche in considerazioni sulla genitorialità e sul diventare adulti. Il tutto, però, inserito in un contesto fantascientifico surreale e pieno d’azione, con qualche punta di erotismo assai raro nel mercato USA.
Proprio questa estrema diversità nelle ambientazioni e nei personaggi che le abitano fornisce sia uno dei motivi del fascino di Saga che la rete di sicurezza per lo sceneggiatore, che non dovendo aderire a nessun criterio di realismo può inventarsi di volta in volta le abilità nascoste dei personaggi (o le situazioni più strambe) per fare progredire la trama – cosa che non gli impedisce di rabberciare certe soluzioni: Alana, alla fine, davvero non può volare?
I disegni di Fiona Staples, apparentemente rudimentali, sono molto efficaci e in ultima analisi anche piuttosto belli. La Staples realizza le tavole nella loro interezza, compresi i colori. Il suo tratto è molto espressivo e dinamico (negli extra alla fine del volume dice di basarsi su fotografie che scatta lei stessa) ma il trattamento diverso riservato ai personaggi e agli sfondi (i primi colorati più canonicamente, i secondi “dipinti”) crea un certo stacco tra i due elementi.
Essendo un parto di Vaughn, già autore di Y – The Last Man e Runaways, i dialoghi hanno un ruolo fondamentale e anche stavolta inanella una dietro l’altra battute riuscitissime e doppi sensi perfettamente funzionali alla storia. Questo primo volume deluxe me lo sono insomma proprio divorato, e qui arriviamo alle note dolenti: di carne al fuoco ne è stata messa tantissima, così come le fila dei comprimari sono decisamente affollate. Per il momento sono sfilati un’adolescente fantasma, un Freelancer (cacciatore di taglie) insieme al suo gatto rivela-bugie, un borioso e scostante ufficiale gay degli alati, un alleato degli alati che appartiene a un popolo di robot con una televisione al posto della testa (!) anche lui prossimo alla paternità, una prostituta di sei anni che dovrebbe avere qualche tipo di potere, i genitori di Marko, D. Oswald Heist, l’ex fidanzata di Marko, due reporter di un’altra razza ancora e l’ennesima freelancer assoldata per ammazzare la famigliola. Anche se alcuni di questi personaggi terminano il loro cammino al momento opportuno, rimangono comunque troppi per non affastellare la storia con la loro presenza rallentandone lo sviluppo.
Alla stessa maniera, Vaughn ama scrivere in maniera non lineare, ricorrendo a flashback (che nell’appendice dice che originariamente non voleva usare) e dilatando la storia: il dodicesimo capitolo termina con un cliffhanger a cui verrà dato seguito solo quattro episodi dopo!
Saga è molto coinvolgente ma di questo passo (essendo una produzione Image praticamente indipendente dubito che ne esca veramente un numero al mese) il finale lo potremo leggere tra chissà quanti anni. E infatti negli extra Vaughn ammette di sapere già come si concluderà la serie, ma non quando ciò avverrà.
Venendo al volume in sé, è senz’altro un bellissimo oggetto – immagino basato su un omologo statunitense. Se non sbaglio, i singoli volumi brossurati da sei episodi l’uno costano 14 euro, quindi solo a livello di fredde cifre questo deluxe da 35 euro conviene rispetto ai tre volumetti che raccoglie, e la cosa si rivela ancora più vantaggiosa considerando il formato cartonato e le dimensioni corrette. Inoltre, in appendice viene presentata la sezione di extra a cui ho già fatto riferimento, che si concentra principalmente sulle 12 fasi che portano alla realizzazione di un numero di Saga (viene usato come esempio il quarto capitolo, di cui viene proposta la sceneggiatura non scevra da errori: ad esempio è chiaro che alla tavola 5 Marko si rivolga a Izabel con stupore, non a sua figlia Hazel – probabilmente una svista già presente in originale). Alla Staples vengono dedicate solo mezza dozzina di pagine per i suoi schizzi e le sue prove, e per quanto non sia una disegnatrice spettacolare forse avrebbe meritato un po’ di spazio in più.
Se non sbaglio l’ultimo volume brossurato della saga pubblicato da Bao è stato il quarto, immagino in contemporanea o quasi con gli Stati Uniti, per cui credo che prima di poter leggere un nuovo deluxe ci vorrà ancora un bel po’ di tempo!

domenica 12 novembre 2017

Sukkiarella

Piacevole sorpresa dell’ultima Lucca, presso l’insospettabile stand KasaObake che pubblica Ale & Cucca, Sukkiarela rappresenta una sorta di pornetto 2.0, un’evoluzione del genere dopo l’esposizione ai manga e alla computer grafica.
La protagonista è una succube laida e burina, a cui viene affidato il compito di eliminare l’umano che sta causando un ammanco dell’80% dei “nuovi arrivati” all’inferno. La seduzione non è il suo forte, né per indole né per aspetto, e di certo non aiuta il fatto che sia munita di una «fica smozzicona», così intraprende un corso d’aggiornamento e infine giunge nell’Aldiquà per eliminare il Dottor Gechillo. La storia si dipana presto tra i rivoli di una narrazione sgangherata e fracassona, in cui compaiono vari personaggi sopra le righe. L’impressione è che l’autore (o autrice?) Dap navigasse a vista mentre scriveva e disegnava Sukkiarella, ma che si sia anche divertito/a un mondo a farlo.
L’albetto è una spassosa raccolta di nefandezze e volgarità, e d’altra parte esordisce con un concorso in cui bisogna individuare il numero esatto di cazzi che compaiono nelle tavole, alcuni opportunamente mascherati da altro.
I punti di forza di Sukkiarella sono l’anarchica follia che la pervade, la raffica di trovate genialmente volgari che si inventa Dap, una protagonista a modo suo simpatica e, cosa non trascurabile, il fatto che il fumetto si conclude veramente con questo unico volume come promesso in copertina. Se poi qualcuno riesce pure a eccitarsi con dei disegni del genere buon per lui.
Un fumetto trash e divertente, insomma, che oltretutto presenta del materiale da utilizzare per i Fumettisti d’Invenzione.

sabato 11 novembre 2017

Volt 6: L'Occhio della Tigre

Si conclude il primo ciclo di Volt, col sesto numero in anteprima a Lucca, dove mi è stata confermata la messa in cantiere della seconda stagione – i dettagli nell’intervista che Stefano Conte mi ha concesso.
In questo numero si tirano le fila delle situazioni in sospeso e Volt si confronta (letteralmente) con il suo sogno di diventare fumettista. Non manca ovviamente una certa retorica sulla determinazione delle proprie aspirazioni e sull’accettazione del fallimento, ma tutto viene stemperato e reso esilarante dalla via crucis che il povero robottino dovrà intraprendere attraverso le varie case editrici (ispirate ai segni dello zodiaco) a cui sottoporrà il suo materiale. La Dark Mother rivela poi un lato nascosto della sua esistenza molto importante per la trama. Il primo ciclo si conclude insomma in maniera pienamente soddisfacente ma gettando al contempo le basi per la prossima stagione, com’è giusto che sia.
Per l’occasione tornano in appendice Le Cinetiche Mangavventure di Mangaman!, e non mancano le strisce di vita vissuta delle fumetterie, secondo me il pezzo forte della testata.

venerdì 10 novembre 2017

Chi è Gomez? 2 e 3

Pur se con un altro editore, continua la saga di Chi è Gomez?. Il formato è comunque identico a quello precedente, quindi non si avverte nessuno stacco.
La trama procede e si fa sempre più fitta e confusa… Fabio Folla ha voluto rendere questa nuova fase della vita di Gomez una specie di gioco interattivo, per cui i lettori sono invitati a indovinare chi si celi dietro l’omaccione che corre nudo e senza faccia per la città, ipotizzando anche uno sviluppo della trama a seconda delle loro idee.
Non c’è molto materiale per dipanare la matassa, però, e anche se nel secondo episodio si delinea un elenco di sospettati alla fine il tutto si riduce a un frenetico inseguimento. Nel terzo si accumulano varie situazioni che potrebbero dare vita a ulteriori sviluppi, un sospettato viene scagionato, uno dei personaggi già intravisti in precedenza assume un ruolo più incisivo e compare un importante (?) indizio metanarrativo, ma mi sembra che siamo ancora ben lontani dalla risoluzione finale!
Alla fine Chi è Gomez? diventa l’occasione per ammirare i virtuosismi, grafici ma anche compositivi, del bravo Fabio Folla: 3 euro per 28 pagine patinate a colori (i colori seguono un criterio specifico che a volte li fa sembrare assenti, ma è innegabile che i fascicoli siano stampati in quadricromia) restano in ogni caso un buon affare. Peccato per i molteplici refusi, ma la saga si fa sempre più intrigante e viene proprio voglia di seguirla fino in fondo.