domenica 1 marzo 2015

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Adoro le collane come Marvel Mega, Marvel Mix, Marvel World, Marvel Qualsiasialtraroba. Per una manciata di euro permettono di leggere un bel po' di roba, almeno 4 comic book al colpo, occasionalmente su buona carta e stampati bene.
Poco importa se poi nei fatti il fumetto in sé è poca roba, l'impressione di aver fatto un affarone basta a farmi produrre endorfine. E' capitato con il recente Marvel Universe 30 che raccoglie la prima metà della serie dedicata ai New Warriors in versione “All-New”. Una storia pienamente incasellata nei canoni classici del fumetto di supereroi con qualche raro sussulto qualitativo, oltretutto disegnata in maniera discontinua (bravissimo il realistico Marcus To, quasi inguardabile per i miei gusti il poco meno che deformed Nick Roche), ma che mi ha offerto il destro per questo post-pinailleur:

sabato 28 febbraio 2015

Cosmo Color 18 - Colorado 1: Navajos

Che palle, un altro western. Questo, però, cerca di essere originale. Sembra anzi ostentare la sua originalità come se fosse un motivo sufficiente a decretarne la qualità e a giustificarne l’acquisto. In Colorado i protagonisti non sono i classici eroi del genere (non tutti, almeno) ma un giovane indiano navajo, un rapinatore messicano, un suonatore di colore, un ex-minatore cinese e la sua compagna irlandese. Tanto basti per il momento visto che la trama portante viene appena accennata: da una scena iniziale si evince che Uintah Mapaï (l’indiano) ha convocato gli altri sull’inaccessibile cresta del Colorado con la lusinga del recupero di un tesoro. Dalla quindicesima tavola parte un flashback che occupa praticamente tutto il resto del volume, in cui viene sviscerata la storia di Uintah Mapaï, in cerca di vendetta per lo sterminio della sua tribù, e viene introdotto il personaggio di Chaparro, il messicano.
Può darsi che, anticipando Lost, Jean-Yves Mitton abbia voluto impostare la saga dedicando ogni episodio alla storia di un singolo personaggio mentre porta avanti la vicenda principale.
È ancora presto per giudicare questa serie che dovrebbe durare cinque episodi, il mix di luoghi comuni e di elementi inediti non mi ha catturato (è pur sempre l’ennesimo western) ma un minimo di curiosità ha saputo sollevarla quindi non escludo di continuare a seguirla.
Ai disegni Georges Ramaïoli (altresì noto come Simon Rocca) si dimostra inizialmente un valido epigone di Jean Giraud come Christian Rossi e Michel Rouge ma stempera presto le sue velleità in uno stile meno curato ma comunque valido. Purtroppo i colori di Jocelyne Charrance affossano un po’ la qualità del tratto visto che sono stati realizzati al computer in un’epoca (questo primo volume risale al 2003) in cui le possibilità del mezzo non erano consolidate come oggi nè esisteva forse una familiarità generalizzata col mezzo. Come effetto collaterale della lavorazione al pc, la qualità di stampa risulta non ottimale.
In merito alle copertine non riprese da quelle originali ma affidate a Elia Bonetti: da quel poco che ho visto di suo, io adoro Bonetti ma “quel poco” è il mitico gioco di ruolo Sine Requie quindi sicuramente il mio giudizio sul suo lavoro non è imparziale. Detto questo, per quanto siano innegabili il suo talento e la sua perizia tecnica (in particolare nella copertina del prossimo volume che campeggia in quarta di copertina) mi sembra che i risultati siano un po’ freddi oltre che poco pertinenti al contenuto. D’altro canto un mio amico ha malignato sul fatto che forse la Cosmo ha affidato le copertine a lui perché quelle originali erano scadenti...

giovedì 26 febbraio 2015

Alette sì/alette no

Le bandelle, comunemente dette alette, sono quelle parti delle copertine dei libri sporgenti e ripiegate all’interno che contengono informazioni su trama e autori. Per i libri propriamente detti (romanzi, saggi) hanno una loro ragion d’essere, perché all’occorrenza possono fungere anche da segnalibro e in mancanza di altre possibilità di ricognizione del contenuto ne offrono un sunto, oltre occasionalmente ad altre informazioni tecniche (vedi il prezzo). Ma per un volume a fumetti, soprattutto se di dimensioni ridotte, hanno veramente un senso?
Me lo chiedevo già ai tempi dei 100% Marvel, con quelle bandelle gigantesche che mi rendevano difficoltoso maneggiare i volumi, e ci ho riflettuto nuovamente in occasione del nuovo/vecchio formato di Ristampa Dago.
Forse farà pure figo mettere le alette ai fumetti (anche se implicitamente è come dire che il prodotto è serio perché somiglia a un libro “vero”, altro che fumetti) ma non ci vedo tutta questa comodità, anzi. In fondo i contenuti grafici e anche testuali (a livello di argomenti trattati e di atmosfere) uno li desume semplicemente sfogliando un fumetto, e quelle robe rigide di plastica o cartoncino sono più un fastidio che una roba utile: nel caso di brossurati mi tocca alternativamente appiattire la bandella sulla copertina o aprirla del tutto per evitare che sporgendo mi rovini, piegandole, le prime e le ultime pagine. E anche i costosissimi volumi brossurati della Rizzoli Milano Libri, che certamente non erano piccoli, avevano lo stesso inconveniente.
Sono l’unico a pensarla così?

lunedì 23 febbraio 2015

S.O.S. Felicità

Non ci speravo più e invece è uscito. Questa versione di S.O.S. Felicità ad opera di RW Lineachiara è veramente un bellissimo volume, ben curato e ottimamente stampato, con degli illuminanti apparati redazionali raccolti (se ho ben capito) dalle varie edizioni e riedizioni che questo lavoro anomalo e poco conosciuto di Van Hamme ha avuto in Francia e in Belgio dopo la strepitosa affermazione dello sceneggiatore.
I tre volumi originali sono stati organizzati come capitoli di un unico romanzo, operazione agevolata dal fatto che i primi due erano costituiti da sei racconti brevi riciclati (e questo non lo sapevo) da un progetto televisivo di Van Hamme non andato in porto.
In Francia S.O.S. Bonheur è stato spesso accostato alle Légendes d’Aujourd’hui di Christin e in effetti a rileggere la serie mi sembra che ci sia più di un punto di contatto anche se nell’opera di Van Hamme la critica viene indirizzata sempre e solo alle storture di una società totalizzante che “impone” la felicità e il benessere ai suoi appertenenti.
Rispetto al suo primo passaggio su Skorpio dodici anni or sono ho trovato la storia molto più coinvolgente e a tratti anche toccante. Sarà che la pessima stampa dell’Eura rendeva meno leggibili le tavole creando così una certa distanza col lettore, ma più probabilmente l’effetto è dovuto alla sopravvenuta attualità di alcune di queste vicende, soprattutto della prima.
Fantastico il finale, che risolve le kafkiane vicende dei protagonisti con un po’ di surrealismo e tantissimo nichilismo.
I disegni dimostrano un grande impegno e gli esiti risultano eccezionali se pensiamo che si tratta praticamente dell’esordio realistico di Griffo dopo le effimere frequentazioni underground e la breve e traumatica esperienza umoristica su Modeste et Pompon, in cui la scelta di far vedere gli innamorati coricati insieme generò delle polemiche spropositate e per cui Griffo (non francofono) veniva redarguito dalla redazione di Tintin per la grafia non impeccabile del suo lettering. Per il resto, solo un fumetto scritto da Marcus e rifiutato dalla redazione di Spirou.
Si era nei primi anni ’80 ed Hermann aveva mostrato una nuova possibile strada per il fumetto: definire nitidamente i soggetti rappresentati e poi andarci giù di rapidograph per i dettagli. Anche Renaud (tanto per citare uno tra i tanti) avrebbe percorso questa via, ma nel caso di Griffo sono evidenti anche le influenze di Enki Bilal, tanto per restare in tema di Légendes d’Aujourd’hui, che caratterizzeranno anche il successivo Beatifica Blues realizzato con Dufaux. E infatti il terzo e ultimo volume di S.O.S. Felicità, realizzato qualche anno dopo i primi due, sarà invece già orientato verso il segno più grasso e le anatomie deformate che caratterizzeranno il lavoro di Griffo fino a oggi.
L’acquisto è consigliatissimo e il volume rientrerà senz’altro nel Meglio del 2015 con buona ipoteca delle primissime posizioni. Non solo il fumetto in sé è quella perla che è, ma anche la confezione è curatissima (e pazienza se alla RW non sanno come si va a capo con la s impura): in appendice vengono addirittura riportate le scansioni dei tre volumi originali in mancanza di materiali di stampa idonei. Che sia proprio la ricerca di questi materiali ad aver fatto ritardare il volume?

domenica 22 febbraio 2015

Multiversity 2 (ma a questo punto anche 3, 4, 5, ecc.)

...quindi in pratica in Multiversity la trama non viene sviluppata di albo in albo ma ogni singolo episodio prima del finale è lo stesso identico canovaccio trasportato nei vari mondi alternativi? E con gli stessi elementi-base (il comic book maledetto, il cubo transidimensionale, la minaccia incombente a tutto il multiverso, l'universo alternativo e la sua controparte) a dare uniformità al tutto?
Vabbè, almeno i disegni fino ad ora sono stati notevoli.

sabato 21 febbraio 2015

Un nuovo classico

Da Anteprima 282. Mi ha ricordato quest'altro caso. E' quello che succede da quando non ci sono più correttori di bozze ma ci si affida ai correttori automatici del computer.