lunedì 21 agosto 2017

Nuovo cross-over con Retronika

(anche voi vedete il mio blog roll cambiato rispetto al solito?)
[rettifico: adesso è tornato normale]
{però il blog di Salvatore mi compare sempre un po' in ritardo}

domenica 20 agosto 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 7: T-minus - La Conquista della Luna

A una prima occhiata non si presenta bene questo nuovo volume della collana I Grandi della Scienza a Fumetti: è decisamente smilzo, non ci sono redazionali e i disegni dei fratelli Cannon (tra cui Zander, quello che ha collaborato con Alan Moore e che viene erroneamente chiamato «Zender» nella bandella) sembrano drammaticamente caricaturali.
Per fortuna l’impressione cambia con la lettura e T-minus si rivela un fumetto coinvolgente e ben congegnato, cosa che non sempre è riuscita all’onnipresente Jim Ottaviani. Vengono passati in rassegna i vari lanci sperimentali che vennero realizzati in America e in Russia a partire dal 1957, con alcuni flashback che spiegano le origini del desiderio di raggiungere la luna, e hanno per protagonisti anche autori di fantascienza. La contrapposizione tra i due blocchi è in effetti il motore principale della storia e ciò che mantiene vivo l’interesse del lettore, anche se circa a metà volume la vicenda tende un po’ a sfilacciarsi per il tempo di qualche sequenza.
Le tavole sono organizzate con delle sidebar in cui vengono riportati i dati tecnici dei singoli lanci (o più spesso tentativi di lancio) e la trama è tutta tesa verso il successo del luglio 1969, con il costante countdown che viene ricordato nelle tavole. In ultima analisi i disegni sono molto efficaci: puliti ed espressivi. Le semplificazioni del tratto ci sono, ma virano più verso uno stile elaborato come quello di Charles Burns piuttosto che nel caricaturale tout-court.
In definitiva T-minus merita senz’altro l’acquisto, per quanto con le sue 124 pagine di fumetto in bianco e nero sia il volume meno conveniente della collana!

venerdì 18 agosto 2017

Immagino capiti anche ad altri blogger

Trovarsi 4000 contatti misteriosi solo questa mattina e vedere degli indirizzi quanto meno sospetti nell’elenco dell’“origine del traffico”, comunque non sufficienti a giustificare tutto quel movimento – con ogni probabilità fittizio.
Probabilmente è solo un sistema per attirare l’ingenuo blogger verso siti pubblicitari.
Sperando che non si tratti di virus.

mercoledì 16 agosto 2017

Max & Moritz e altre storie birichine

Finalmente ho potuto leggere anch’io Max und Moritz, portato come esempio da molti storici di primo protofumetto. In realtà di fumetto, proto- o meno, non c’è nulla e si tratta semplicemente di un racconto illustrato in cui le immagini non forniscono nessuna (nessuna) integrazione rispetto a quanto detto nel testo, a differenza di quanto accade parzialmente nelle altre due storie presentate nel volume edito nel novembre 2016 da Cierre Edizioni per conto di alpha beta Verlag.
La storia di Max e Moritz è risaputa: i due sono dei monelli che fanno scherzi anche molto pesanti (cagionando mutilazioni ed eccidi di animali) e che finiranno per la legge del contrappasso macinati nel mulino da un contadino che volevano gabbare, per poi finire divorati da oche di passaggio.
I sette capitoli in cui è divisa la loro vicenda si leggono senza difficoltà e con una certa fluidità anche nei passaggi in cui le illustrazioni sono più diradate. Il merito di questa situazione va probabilmente ascritto a Giancarlo Mariani che ha curato la traduzione.
Al di là dell’interesse storico di Max & Moritz, le altre due storie pubblicate nel volume della Cierre mi sembrano più interessanti.
Giannino il corvo piccino ha un ritmo più sostenuto e veloce, alternando un’immagine a due soli versi in rima. La storia è solo il susseguirsi dei malanni che combina (anche lui con un certo sadismo di fondo) ma la storia scorre più veloce. Nemmeno qui ci sono elementi che mi abbiano fatto pensare alla lontana ai (proto)fumetti.
Il volume si chiude in bellezza con Filippo la scimmia, ennesima storia di un birbante che finirà male, in questo caso un quadrumane rapito dall’Africa protagonista di una storia più lunga delle altre. Stavolta il protagonista, per quanto un semplice animale, è più sfaccettato e come ricordato nell’introduzione del volume non si può definire un «malvagio» tout-court, ma è una personalità esuberante che pur combinando marachelle poco meno che mortali ha anche dei momenti di vero eroismo.
I testi sono molto più piacevoli, perché non si limitano a descrivere le situazioni ma si abbandonano a una piacevole ironia: vedi ad esempio l’indigeno che compare nel primo capitolo e che cerca invano di catturare la scimmietta. «Pare che il nero, dopo l’avventura,/si sia cibato solo di verdura».
Soprattutto, qui abbiamo uno straccio di indizio che ci possa far pensare che questo sia un protofumetto: in alcune (rare) sequenze come quella a pagina 66 e 67 per capire la situazione dobbiamo in effetti guardare con attenzione le illustrazioni, perché il testo (almeno in questa versione) non riporta i retroscena della gag.
La qualità di stampa è ottima, a un livello tale da risultare sospetta visto che non solo i tratteggi di Wilhelm Busch non sono smangiucchiati e rovinati dal tempo ma addirittura gli acquerelli con cui sono colorati i disegni si leggono con grande nitidezza. Forse sono stati tratti da una edizione successiva a quella originale, ma anche se ci fosse stato un lavoro di restauro il risultato meritava lo sforzo.
Il volume è molto elegante e fa una bellissima figura pur non essendo cartonato né stampato su carta patinata. Le dimensioni sono grandi e la carta uso mano di grossa grammatura restituisce un certo sapore vintage che ben si sposa col contenuto, così come il colore tenue scelto per lo sfondo della copertina. 15 euro ben spesi, anzi 14 visto che me lo hanno scontato, per un “protofumetto” che un appassionato di fumetti “deve” avere.

lunedì 14 agosto 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 6: Un Pensiero abbagliante - Niels Bohr e la Fisica dei Quanti

Tornano in campo Ottaviani e Purvis ma la loro nuova opera mi ha convinto meno della precedente. Un Pensiero abbagliante è un lavoro frammentario e con frequenti salti temporali (oltre che parecchie note che rimandano ai mini-fumetti finali) e il taglio della sceneggiatura è spiccatamente umoristico, per quanto possa essere consentito dal contesto. La gestione dei tempi di Ottaviani è buona e la lettura è piacevole, ma vista questa scelta di stile per così dire rilassata Purvis si è sentito autorizzato, o forse in dovere, di buttarsi sul caricaturale che spesso finisce per essere approssimativo e sgraziato.
Alla fine la lettura non è stata sgradevole, ma il ritmo sincopato del fumetto conduce inevitabilmente in alcuni frangenti all’aneddotica spicciola e allo sfilacciarsi di alcuni argomenti che vengono ripresi anche a distanza di centinaia di pagine.
Come accennato, il volume presenta in appendice delle mini-storie a fumetti, talvolta di una sola tavola, che approfondiscono certi argomenti, e una di queste mi tornerà almeno utile per i Fumettisti d’Invenzione. Inoltre Un Pensiero abbagliante si pone quasi come volume gemello del precedente Trinity, visto che parla incidentalmente del progetto Manhattan da un altro punto di vista.

domenica 13 agosto 2017

Corto Maltese: Equatoria

Si è conclusa con l’episodio allegato oggi a La Repubblica l’ultima avventura di Corto Maltese. Il giudizio sull’operazione in sé è abbondantemente positivo. Stampa orribile permettendo (forse voluta, come ulteriore incentivo a comprare il volume), è stato bello seguire una storia a puntate come si faceva una volta, tanto più che la lettura si è conclusa in meno di due settimane.
Sul fumetto in sé il giudizio è anch’esso positivo ma meno entusiastico. Diaz Canales ha scritto dei bellissimi dialoghi e ha interpretato molto bene la figura di Corto Maltese (fantastica la citazione iniziale di Leopardi), ma forse ha messo troppa carne sul fuoco e in questa sarabanda di personaggi che appaiono dal nulla e affastellano la storia il lettore potrebbe sentirsi un po’ smarrito. C’è una trama portante ben definita, ma si rischia di perderla di vista nei rivoli delle situazioni satellitari. Io ad esempio temevo che Equatoria sarebbe stata solo la prima parte di una storia più lunga, ma per fortuna non è stato così. Probabilmente la lettura integrale in volume lascerà un’impressione diversa.
Ai disegni Pellejero fa un ottimo lavoro, delineando un Corto Maltese quasi pedissequo nella sua fedeltà a Pratt mentre sfondi e figure femminili sono più personali e generosamente dettagliati. O almeno così mi pare di capire tra le varie dentellature che impastano il disegno e riducono i tratteggi e il lettering a grumi di pixel.
È senz’altro valsa la pena di seguire questa operazione, che come scopro con quest’ultimo fascicolo ha fatto da viatico a una nuova ristampa dell’opera di Pratt in volumi allegati a La Repubblica che cominceranno a essere pubblicati dal 2 settembre.

giovedì 10 agosto 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 5: Trinity - La storia della prima bomba atomica

Sabato me lo sono perso perché un cliente più veloce di me me l’aveva fottuto poco prima, ma la mia edicola di fiducia è riuscita a procurarmene un’altra copia!
La collana continua la sua parabola ascendente e anche questo Trinity è veramente bello. Non sembra nemmeno un fumetto sulla scienza, tanto è coinvolgente e narrato con uno stile quasi hard-boiled.
Teoricamente il protagonista è Robert Oppenheimer, ma in realtà a molte altre figure viene dato altrettanto se non maggiore risalto, in particolare al Generale Groves.
Trinity parla della bomba atomica non solo dal punto di vista scientifico ma anche da quello delle implicazioni etiche del suo utilizzo e dell’impatto antropologico e sociale che ebbe sull’umanità. I dialoghi sono spesso secchi e taglienti, molto ben ritmati (da ciò il riferimento all’hard-boiled), e Jonathan Vetter-Form usa magistralmente lo spazio delle tavole per dare il giusto tocco drammatico.
Peccato per i disegni, dannazione. Assolutamente perfetti quando rappresentano dettagli tecnici, diventano spesso sproporzionati nelle figure umane in campo lungo. Non si può nemmeno invocare la volontà di fare un lavoro artsy, perché purtroppo il risultato è spesso ridicolo, anche se le panoramiche e i primi piani sono efficaci. Sarebbe bastato che fossero un po’ più curati (non tanto, almeno un po’) e per me il volume sarebbe stato il migliore della collana.